Trama:
1957. All'inizio dell'estate, Jacques Cormery, famoso scrittore e studioso, torna in Algeria nel pieno della guerra d'indipendenza. Dopo una movimentata conferenza all'università, Jacques torna a casa e ritrova l'anziana mamma. Da qui comincia a ripercorrere a ritroso la propria vita, partendo sempre da un punto fisso: la scomparsa del padre, quando lui aveva solo pochi mesi, morto al fronte nella Prima guerra mondiale. Nell'ansia mai sopita di ricostruire la figura paterna, Jacques fa domande, chiede informazioni, cerca di rimettere insieme i frammenti dell'infanzia in terra d'Africa. Così le vicende personali finiscono per intrecciarsi sempre di più con quelle di una realtà algerina in pieno fermento e dove ormai infuria la guerra.
Scheda:
Titolo originale: Il primo uomo
Nazione: Italia, Francia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 98'
Regia: Gianni Amelio
Sito ufficiale:
Cast: Maya Sansa, Jacques Gamblin, Denis Podalydès, Régis Romele, Catherine Sola, Christophe Dimitri Réveille, Elsa Levy, Nacim Ben Younes, Jean Benoit Souilh, Laurence Lafiteau
Produzione: Cattleya, Soudaine Compagnie, Maison de Cinema, France 3 Cinéma, Laith Media, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 20 Aprile 2012 (cinema)
Valutazione:
[tratta da http://www.siti.chiesacattolica.it/pls/siti/datafilm_cnvf.dati_film?c_doc=6536&origine=0&from_acec=1]
Nato vicino ad Algeri nel 1913, Albert Camus muore in Francia nel 1960, in un incidente d'auto insieme all'editore Michel Gallimard. Il romanzo "Il primo uomo", al quale stava lavorando, resta incompiuto, e viene pubblicato postumo solo nel 1994, per iniziativa della figlia. La vicenda del bambino, rimasto senza padre e affidato a mamma e nonna in una situazione territoriale ibrida e instabile, ha fatto scattare molte suggestioni in Gianni Amelio. Partendo dal libro, il regista ha scritto un copione, nel quale ha visto riflessa la propria vicenda di ragazzo con un padre lontano (emigrato in Argentina) e in zone geografiche a rischio (la Calabria in tempo di guerra). Se il paragone sconta qualche rischio di forzatura, di grande fascino risultano invece il testo, lo stile, la messa in scena. Attraverso un periodare secco, di nitida pulizia espressiva, Amelio compone un quadro incisivo e efficace, mai sopra le righe, forte di una introspezione asciutta non asettica o tediosa, risultato di uno sguardo dolce, affettuoso, amarognolo. La chiave di volta è nel disegno di atmosfere pudicamente quasi fuori moda, eppure robuste e cariche di dignità. Argomenti importanti, aderenza forte alla sovrapposizione tra storia privata e Storia pubblica, delicatezza dei rapporti umani, eleganza nella notazioni antropologiche: un film di spiccata originalità che è da valutare come raccomandabile, problematico e adatto per dibattiti.
Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1788]
Tratto dal romanzo, uscito postumo e forse incompleto, di Albert Camus, il nuovo film di Gianni Amelio racconta le vicende dello scrittore Jean Cormery, molto vicine all’autobiografia dello scrittore francoalgerino (ma con tratti vicini anche alla vita del regista stesso, a cominciare dall’assenza di una figura paterna). Cormery torna da scrittore affermato, e detestato: dai francesi perché difende le legittime aspirazioni all’indipendenza degli indigeni, musulmani, che volevano chiudere l’era coloniale; dagli stessi rivoluzionari o terroristi che dir si voglia, perché non accettava la scelta della violenza. Cercava la giustizia e l’armonia tra le etnie. Ma alla fine degli anni 50 questo era impossibile.
Questa chiave storico-politica si accompagna alla rievocazione dell’infanzia, negli anni 20 segnati dalle conseguenze della Prima guerra mondiale, ma più come ricerca delle cause delle questioni che attanagliano il presente che come idillio consolatorio. Ed è la parte più felice del film, grazie a un giovanissimo straordinario protagonista e al suo rapporto con la madre apparentemente remissiva (interpretata dalla brava Maya Sansa) e a una nonna autoritaria e severissima, nonché a un maestro che lo aiuterà a crescere. Una citazione per Cormery adulto, incarnato da un convincente Jacques Gamblin.
Film non facile da seguire per uno spettatore italiano poco preparato sulle vicende storiche dell’Algeria (a meno che non ricordi La battaglia di Algeri di Pontecorvo) e debitore di uno stile classico ed elegante un po’ demodè ma anche affascinante, Il primo uomo sembra una pellicola per pochi intenditori. O per spettatori in vena di paziente ricerca di preziose operazioni cinematografiche. Che puntano sulla testa e non solo sulle emozioni. Se si sta al gioco di Amelio, uno dei più grandi registi italiani e da sempre sobrio indagatore di passioni umane anche fortissime (ma sempre controllate), la pazienza viene ripagata.
Antonio Autieri

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