Trama:
Colti di sorpresa dalla notizia che i genitori di lui si trasferiranno per due anni in Europa, Burt e Verona, che stanno insieme da tempo e aspettano il primo figlio, decidono di mettersi in viaggio in cerca di un sostegno e di un luogo ideale dove trasferirsi. Dal Colorado arrivano a Phoenix, Tucson, il Wisconsin, Montreal e infine Miami. Incontrano alcuni parenti, amici dei tempi del college, altre persone, e toccano con mano il loro modo di vivere, di essere madri e padri, di rapportarsi con i figli, di essere o meno 'famiglia'. Il ritorno a casa li convince di aver trovato il luogo dove costruire il loro futuro.
Scheda:
Titolo originale: Away We Go
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2009
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 98'
Regia: Sam Mendes
Sito ufficiale: www.filminfocus.com/
Cast: John Krasinski, Maggie Gyllenhaal, Jeff Daniels, Allison Janney, Maya Rudolph, Catherine O'Hara, Cheryl Hines, Paul Schneider, Bailey Harkins, Chris Messina, Melanie Lynskey
Produzione: Big Beach Films, Edward Saxon Productions, Neal Street Productions
Distribuzione: Bim
Valutazione:
[tratta da dal sito dell'acec]
34 anni lei, 33 lui, lei dice un no deciso alla richiesta di lui di sposarsi, lui le chiede di promettergli che non lo lascerà mai. Su questa coppia non sposata ma profondamente innamorata, sul figlio che sta per nascere, su dove nascerà e in quali ambienti crescerà, il copione disegna a poco a poco il ritratto dell'America contemporanea, dei suoi strappi esistenziali, delle ferite interiori, delle incertezze e della voglia di non arrendersi, perché la vita si rinnova. Richiamandosi esplicitamente al cinema usa della grande svolta tra fine '60 e primi '70 (Easy Rider, Un uomo da marciapiedi, Conoscenza carnale, John e Mary), Mendes affresca un diario 'on the road' che passa su molti vuoti ma finisce sul pieno di alcuni valori irrinunciabili, fiducia, rispetto, concretezza, amore. Ne esce un ritratto generazionale pieno di fremiti e palpitazioni, paure e entusiasmi, una cronaca che diventa Storia mentre accade.
Utilizzazione: per alcuni passaggi delicati (vedi l'inizio), il film è da utilizzare in programmazione ordinaria con qualche attenzione. Da proporre in occasioni successive per avviare riflessioni sui temi che affronta (l'America, la famiglia, i valori di ogni giorno...). L'attenzione per minori e piccoli è da tenere anche in vista di passaggi televisivi o di uso di dvd e di altri supporti tecnici.
Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it]
Di primo acchito, Burt e Verona sembrano l’ennesima coppia immatura americana del cinema: hanno più di trent’anni, non sono sposati, vivono in una catapecchia mal riscaldata col cartone che rappezza i vetri rotti e non perché siano poveri, ma semplicemente perché non hanno voglia di crescere. Il fatto che però Verona rimanga incinta costringe i due a un inaspettato salto, a porsi delle domande e cercare delle risposte. Dove far crescere la bambina che verrà al mondo? Chi potrebbero essere i suoi parenti o gli amici più prossimi? Burt e Verona vorrebbero capirlo, visto che la prima cocente delusione viene proprio dai genitori di lui: noncuranti della gravidanza della nuora, decidono che si trasferiranno ad Anversa per tre anni proprio alla vigilia del parto, per assecondare un vecchio desiderio (e la scelta del Belgio accentua ulteriormente l’assurdità della decisione). Così, forti del fatto che non hanno problemi col lavoro (Verona lavora da casa come illustratrice, Burt vende prodotti assicurativi per telefono), decidono di partire alla ricerca delle conoscenze che hanno tra Stati Uniti e Canada, per decidere dove stabilire la nuova famiglia. E proprio in questo viaggio i due incontreranno i peggiori luoghi comuni delle coppie cinematografiche: madri alcolizzate che disprezzano i figli, padri depressi, famiglie che - anche nel migliore dei casi - nascondono disperazione e dolore. E tutti con la certezza, espressa o meno, che il mondo sia un posto orribile e senza speranza. Sam Mendes non è nuovo a queste forti contrapposizioni tra persone che non sanno guardare la realtà e piccoli barlumi di lucidità e di percezione di una bellezza che supera le contraddizioni. Era la storia di American Beauty, ma anche di Revolutionary Road, due tra i film più significativi degli ultimi anni. Col suo stile acuto, una fotografia nitida e una narrazione declinata in capitoli e con personaggi ben descritti anche se con poche pennellate, Mendes sembra volerci dire (in una risplendente scena finale) che la ricerca delle proprie radici è l’unico terreno su cui è possibile innestare una nuova vita, trasmettere quel che di buono si è provato e vissuto.
Beppe Musicco

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