22 marzo, 2011

Il discorso del Re

Trama:
Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V (Michael Gambon) e la scandalosa abdicazione di Re Eduardo VIII (Guy Pearce), Bertie (Colin Firth), che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d'Inghilterra. Con il suo paese sull'orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta (Helena Bonham Carter), la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l'eccentrico logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush). Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile. Con l'aiuto di Logue, della sua famiglia, del suo governo e di Winston Churchill (Timothy Spall), il Re riuscirà a superare la sua balbuzie e farà un discorso alla radio che ispirerà il suo popolo e lo unirà in battaglia.

Scheda:
Titolo originale: The King's Speech
Nazione: Regno Unito, Australia
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 111'
Regia: Tom Hooper
Sito ufficiale: www.kingsspeech.com
Sito italiano: www.35mm.it/ildiscorsodelre
Cast: Helena Bonham Carter, Colin Firth, Guy Pearce, Michael Gambon, Geoffrey Rush, Jennifer Ehle, Timothy Spall, Derek Jacobi, Eve Best, Anthony Andrews
Produzione: See Saw Films, Bedlam Productions
Distribuzione: Eagle Pictures

Orari:
Sabato 26 mar

no

Domenica 27 mar

17,30 - 21,15

Lunedì 28 mar

21,15


Recensione
Tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1433

Sarà forse per compensare tutto il bailamme mediatico che avvolge i reali britannici, dalle le intrusioni nella vita privata alle disavventure familiari e istituzionali, il fatto è che il cinema inglese sa anche fare film che presentano la famiglia reale in quegli aspetti che, a noi comuni mortali, li fanno apparire molto meno privilegiati di quanto si possa pensare. È stato così per The Queen, che rivelava una Elisabetta ben lontana dalla freddezza con cui si pensava avesse vissuto la tragedia della morte di Diana; è così anche in questo Il discorso del Re, che rivela quanto Albert di Windsor, Duca di York (Colin Firth), abbia dovuto affrontare: una corona non voluta (dopo la rinuncia del fratello Edoardo VIII che preferì abdicare per sposare la divorziata Wallis Simpson), la II guerra mondiale e, argomento del film, una balbuzie in grado di terrorizzare colui che doveva rivolgersi all’Impero Britannico in giorni di grande tribolazione. Ai tempi la radio era il principale mezzo di comunicazione di massa e le prove che i sudditi di sua Maestà avrebbero dovuto di lì a poco affrontare nella guerra contro la Germania di Hitler richiedevano una presenza pubblica e una voce forte e sicura, un aspetto che mancava al giovane successore al trono, alla disperata ricerca di qualcuno che potesse aiutarlo. Il rapporto tra il futuro Giorgio VI e un logopedista australiano (Lionel Logue, interpretato da Geoffrey Rush), è storico, e il regista Tom Hooper (già autore de Il maledetto United) accentua la differenza tra i due uomini, che non è solo di ruolo: Lionel è un ex attore australiano, molto poco avvezzo alle formalità abituato a dare e farsi dare del tu, cosa difficilmente concepibile per il Duca di York e futuro Re. Ma Lionel capisce che deve convincere il Re a fidarsi di lui, o entrambi falliranno. Fermamente certo che la balbuzie non sia una malattia congenita, Logue - poco a poco e non senza errori e battute d’arresto – riesce, come uno psicanalista, a risalire alle cause giovanili del blocco del linguaggio di Albert, e lentamente a ridargli fiducia. Determinante anche il ruolo della famiglia: la moglie Elizabeth (Elena Bonham Carter è quella che poi passerà alla storia come la Regina Madre) e le due giovani Elizabeth e Anna. Un film avvincente, educativo (chi dei nostri giovani conosce questo importante pezzo di storia europea?), girato anche enfatizzando i particolari che distinguono il microcosmo reale (con campi lunghi e riprese dal basso che accentuano una certa solennità), contrapposto alla vita quotidiana dei sudditi.

Beppe Musicco

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Buongiorno.

Temo, purtroppo, di rivolgermi al blog troppo tardi rispetto alla visione pomeridiana del film, ma - se possibile - qualcuno che l'avesse già visto, potrebbe dirmi se lo ritiene adatto a due bambini di quasi sei e otto anni, sia come contenuti, sia come difficoltà?
Ringrazio molto chi, eventualmente, potesse rispondermi.

Un cordiale saluto,
Marina

FB ha detto...

Sul link della recensione vi è l'indicazione:

Target: da 11 anni

Come contenuti non vi è nulla di problematico.
Semmai potrebbe essere difficile da apprezzare per i suoi tempi lunghi o se preferisce non certo rapidi come quelli di un cartone animato.

Anonimo ha detto...

Mi scuso di aver posto una domanda cui avrei potuto trovare risposta da sola, se solo avessi letto la recensione.
Ad ogni modo, ieri ho condotto la mia figlia di quasi otto anni con me e devo dire che le è piaciuta l'atmosfera di tutto il film, anche se ovviamente le sfuggiva il contesto storico in cui era inserito.

Ancora un saluto.

Marina

FB ha detto...

Mi fa piacere sapere che il film le è piaciuto e che l'ha trovato adatto per sua figlia.

Uno scopo delle recensioni che di recente abbiamo inserito nella mailing list è anche quello di offrire una guida alla visione dei film in programmazione per poter meglio apprezzare ciò che si andrà a vedere.

Buona settimana.
Francesco