12 aprile, 2011

Nessuno mi può giudicare

Trama:
La trentacinquenne Alice vive in una bella villetta di Roma nord, ha un marito, un figlio di 9 anni e tre domestici extra-comunitari. La sua caratteristica principale è la superficialità ma annovera tra le sue qualità anche l'antipatia e il classismo. La sua vita sembra un sogno dorato ma si rivelerà ben presto un incubo. Suo marito, imprenditore nel ramo dei sanitari, muore in un incidente e lei rimane sul lastrico con un debito fortissimo da saldare e con lo spauracchio che i servizi sociali le portino via il figlio. A questo punto Alice e suo figlio Filippo lasciano i quartieri alti e sono costretti ad andare a vivere in periferia, nel palazzo del cameriere Aziz. Bel trauma!
Alice deve inventarsi qualcosa per salvare la sua vita e quella del figlio e l'unico modo possibile per guadagnare molto denaro in poco tempo è fare il mestiere più antico del mondo. Si informa su internet e si fa dare una mano da una escort di professione: Eva, una trentenne bellissima apparentemente superficiale e cinica. Sarà lei a introdurre Alice nel mondo che conta. Certo all'inizio è molto dura perché Alice, oltre a non essere sexy, è anche una vera imbranata e non ha proprio le caratteristiche per fare "il mestiere", poi però la donna si tappa il naso e spinta dal bisogno si butta a capofitto nella sua missione.
Ma la storia racconta anche i percorsi delle brave persone, quelle che lottano onestamente per la dignità, che lavorano seriamente e che mandano avanti il paese. In particolare Giulio, gestore di un Internet Point di fronte alla nuova casa di Alice, ha la fortuna/sfortuna di incontrare Alice. I due inizialmente si evitano perché troppo diversi ma poi cominciano ad apprezzarsi e si innamorano tra le strade di una periferia che ai loro occhi diventa sempre più allegra. Giulio è uno di sani principi che odia le bugie e l'ipocrisia. E' normale quindi che andrà in crisi quando scoprirà che Alice fa la escort e gli ha raccontato un sacco di bugie.

Scheda:
Titolo originale: Nessuno mi può giudicare
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 95'
Regia: Massimiliano Bruno
Sito ufficiale: www.virgilio.it/nessunomipuogiudicare
Social network: facebook
Cast: Paola Cortellesi, Raoul Bova, Rocco Papaleo, Dario Cassini, Anna Foglietta, Caterina Guzzanti, Massimiliano Bruno
Produzione: IIF Italian International Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution

Orari:
Sabato16 apr

21,15

Domenica17 apr

17,30 - 21,15

Lunedì18 apr

21,15


Recensione:

Uscito non troppo casualmente in un momento in cui in Italia la parola escort è diventata comune su quotidiani e tv, ma scritto almeno un anno prima, questo esordio alla regia di Massimiliano Bruno, cosceneggiatore di tanti successi di Fausto Brizzi ha dalla sua un ottimo cast, capeggiato da Paola Cortellesi, credibile sia nella parte dell’arricchita razzista più per superficialità che per cattiveria, sia in quella della madre messa alle strette dai debiti e costretta a trasformarsi in escort per non perdere il figlio.
Mentre stupisce piacevolmente la performance di Raul Bova (gestore di internet point coatto ma d’animo nobile soprattutto con gli stranieri), non è una sorpresa Rocco Papaleo, qui portinaio un po’ razzista ma di buon cuore che si scaglia contro il buonismo pro-extracomunitari del nemico-amico Giulio, prendendosela con una mentalità “alla Nanni Moretti”, che quando si tratta di immigrazione in realtà anima un po’ tutto il cinema italiano, non esclusa questa pellicola.
Attorno a loro un mondo fatto di gente cafona ma di buon cuore, si tratti di borgatari o di immigrati dalle più varie provenienze, di escort che rinverdiscono senza vergogna il cliché della “puttana di buon cuore” , o di servizievoli gay pronti a offrire istruzioni per la vita sentimentale contemporanea.
La storia, se non si presta troppa attenzione ai diversi buchi di sceneggiatura, qualche comodo guardacaso e a un set up colpevolmente assente, fila via piacevole tra situazioni esilaranti anche se spesso sopra le righe (i “clienti” di Alice sono tutti dei personaggi, dal maniaco dei fumetti a quello che vuole essere insultato) e una solidarietà di fondo che intenerisce anche quando non convince del tutto. Al di là delle risate però rimangono i problemi.
A una commedia non si può chiedere un’analisi sociologica del fenomeno delle escort, ma si resta delusi di fronte alla mancanza di reale approfondimento psicologico della protagonista. A parte una piccola resistenza iniziale, Alice sembra passare indenne attraverso i sei mesi di “professione” e una volta pagato il suo debito chiuderebbe attrezzi e frustino in una valigia allontanandosi con un'amica in più. L’unica crisi avviene solo nel momento in cui (fin troppo casualmente), Giulio, di cui si è innamorata, la scopre.
A suo tempi Pretty Woman, che pure era quasi una favola, pur condendo la sua storia di romanticismo, non faceva sconti sul modo in cui la prostituzione minava la concezione e il rispetto di sé della protagonista Vivian.
Il film di Bruno, da titolo, sottolinea che il comportamento della sua protagonista non può essere né giudicato né condannato, e in effetti Alice (sulla linea di tante eroine romantiche costrette ad un infame compromesso per amore) fa quello che fa per la più nobile e “perdonabile” delle ragioni, non perdere suo figlio. Non è però il caso della sua amica Eva, che di queste costrizioni non ne ha, ma di sicuro è affezionata al suo attico vista Colosseo e che considera gli uomini come dei bancomat il cui codice è contenuto nei loro ormoni. Anche lei non la possiamo giudicare, e infatti, Alice la fa riconciliare, senza grossi problemi e con un’ellissi quanto meno sospetta, con i genitori che a suo tempo non avevano condiviso la sua scelta “professionale”.
Il rischio, alla fine, è che si abdichi a qualunque tipo di giudizio, come se fare la escort potesse essere un problema sociale e politico, ma non psicologico e morale. Forse il problema invece è che il mondo contemporaneo non voglia o non possa giudicare nulla perché ha perso la capacità di perdonare.

Laura Cotta Ramosino


05 aprile, 2011

La vita facile

Trama:
Perché "la vita facile" è la più difficile da vivere?
Non lo sa Mario Tirelli, chirurgo di fama, ricco e arrivato, che decide all'improvviso di partire per l'Africa ad aiutare il suo amico di sempre, Luca Manzi. Non lo sa Luca Manzi, che in Africa è arrivato da anni per tirar su un ospedale, e che si è lasciato dietro tutto e anche qualcosa che non ha capito. Soprattutto non lo sa Ginevra, la donna che hanno conosciuto insieme ma, fatalmente, è diventata moglie di Mario. Tre amici, tre visioni opposte del mondo, tre vite facili che si sono terribilmente complicate. L'amore non è quello che sembra, il buono non è quello che sembra, il cattivo non sembra quello che è. Cosa succederà quando si guarderanno ancora una volta negli occhi tutti assieme? Chi avrà il coraggio di tirare fuori la verità?

Scheda:
Titolo originale: La vita facile
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Drammatico
Durata: 96'
Regia: Lucio Pellegrini
Sito ufficiale: www.virgilio.it/lavitafacile
Cast: Stefano Accorsi, Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Camilla Filippi, Angelo Orlando, Eliana Miglio, Souleymane Sow, Max Tardioli, Ivano Marescotti
Produzione: Domenico Procacci Fandango, Medusa Film, Sky Cinema
Distribuzione: Medusa

Orari:
Domenica 10 apr

17,30 -21,15

Lunedì 11 apr

21,15

Recensione

Mario, affermato medico romano di una clinica privata, parte per il Kenya: va a trovare un amico di vecchia data anch’egli medico, che ha deciso da anni di vivere la professione in Africa, a contatto con situazioni disperate in un ospedale improvvisato e senza risorse in mezzo al nulla. Una realtà in cui Luca è amato dalla popolazione e si è ricostruito una vita dopo dolorose vicende passate. In questa realtà Mario vorrebbe essere d’aiuto ma non riesce ad adattarsi: troppo diversa e lontana dalla sua mentalità e abitudine questo angolo sperduto e misero di mondo; e le sue goffaggini e idiosincrasie creano più nervosismo che simpatia nel campo. Tra i due medici, inoltre, l’amicizia antica è venata da non detti, da tensioni non chiarite. Peraltro ognuno si porta scheletri nell’armadio, entrambi sono in fuga da qualcosa. Ed entrambi sono legati dalla stessa donna, Ginevra, moglie di Mario ma un tempo amata anche da Luca. A un certo punto la donna arriva anche lei in Africa, e le cose iniziano a complicarsi ulteriormente.
Detta così, sembrerebbe la solita storia di amori, tradimenti, corna, condita da personaggi ricchi e borghesi contrapposti ad altri che la borghesia l’hanno rifiutata per vivere per gli “ultimi”. C’è tutto questo nel film, ma fin dall’inizio immerso in un taglio da commedia acre pimpante, divertente, caustica. Grazie soprattutto al ping pong tra Favino e Accorsi, vecchi amici davvero e attori affiatati, che ridono, litigano (di brutto…), si sfottono come due compagni di lungo corso. Il film perde un po’ di brio con l’arrivo di Ginevra, interpretata peraltro dalla bella e brava Vittoria Puccini. Più che altro perché l’accumulo di temi e situazioni – a partire da un problema giudiziario di Mario – sembra far perdere equilibrio alla trama. E invece nell’ultima parte, piena di colpi di scena, si chiarisce che la vicenda è meno scontata di quel che si temeva (nei primi minuti si paventa che Accorsi sia il solito medico coraggioso e senza macchia, ma non è così) e, che come in Figli delle stelle, il tasso ideologico del “no global” Lucio Pellegrini (autore di Ora o mai più, su un gruppo di giovani diretti al G8 di Genova) è tenuto a freno da una capacità di descrizione dei personaggi e di realizzare una commedia ritmata e non indegna dei modelli antichi cui guarda (evidente, e ammesso esplicitamente, il legame con Riusciranno i nostri eroi…). A tratti molto divertente – Pellegrini, che pure non scrive la sceneggiatura, in questi film ci sa fare quando vuole: come nel suo divertentissimo esordio E allora mambo – il film mescola però anche altri ingredienti oltre alla commedia, dal dramma (la morte dietro l’angolo) al sentimento al giallo, con una serie di colpi di scena nel finale che sono ben controllati ma soprattutto regalano al film una soluzione intrigante tra i tanti finali possibili. Che potrà sembrare cinica ma non lo è.
In La vita facile, al di là di alcune semplificazioni tipiche di certi film italiani (il medico corrotto, il raccomandato, il ribelle), i tre personaggi principali sono più sfaccettati del previsto; nessuno è totalmente buono o cattivo (anche se alla fine del triangolo un “lato” ne esce molto peggio). Soprattutto, i tre interpreti rendono al meglio i propri ruoli, in particolare il solitamente bravissimo Favino (con tempi anche comici perfetti) e un Accorsi più in forma del solito. Ma altri personaggi minori si ritagliano il loro spazio (come l’“infermiera” Camilla Filippi e il vivandiere Angelo Orlando), al pari di alcune vicende di contorno: su tutte il bel rapporto che si crea tra Favino e un bimbo africano, soprannominato Ippocrate, malato di tubercolosi. Manca sempre qualcosa, in film come questi (per esempio: l’Africa, fotografata nel suo splendore e nelle sue miserie, non ha mai un personaggio – africano o occidentale – che viva con dignità e speranza quel contesto ma solo con condiscendente disagio). Ma ci sembra un passo in più verso una commedia matura e ben realizzata.

Antonio Autieri

29 marzo, 2011

L'orso Yoghi

Trama:
Jellystone Park è in forte crisi finanziaria e per questo motivo il sindaco Brown ha deciso di chiuderlo e vendere il terreno. Questo significa che le famiglie non potranno più godere della bellezza della natura e degli spazi all'aperto e, cosa ancora peggiore, Yoghi e il suo compagno Bubu saranno costretti a lasciare l'unica casa che hanno mai conosciuto. Alle prese con la più grande sfida mai affrontata, Yoghi dovrà dimostrare di essere più astuto di qualunque altro orso, e insieme a Bubu dovrà allearsi con il ranger Smith per trovare una soluzione e salvare il parco dalla chiusura definitiva...

Scheda:
Titolo originale: Yogi Bear
Nazione: U.S.A., Nuova Zelanda
Anno: 2010
Genere: Animazione
Durata: 80'
Regia: Eric Brevig
Sito ufficiale: www.yogibear.warnerbros.com
Sito italiano: www.orsoyoghi.it
Social network: facebook
Cast (voci): Dan Aykroyd, Christine Taylor, Justin Timberlake, Tom Cavanagh, Anna Faris, T.J. Miller, Andrew Daly
Produzione: Sunswept Entertainment, De Line Pictures, Picnic Basket
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

Orari:



Domenica 3 apr

17,30





22 marzo, 2011

Il discorso del Re

Trama:
Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V (Michael Gambon) e la scandalosa abdicazione di Re Eduardo VIII (Guy Pearce), Bertie (Colin Firth), che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d'Inghilterra. Con il suo paese sull'orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta (Helena Bonham Carter), la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l'eccentrico logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush). Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile. Con l'aiuto di Logue, della sua famiglia, del suo governo e di Winston Churchill (Timothy Spall), il Re riuscirà a superare la sua balbuzie e farà un discorso alla radio che ispirerà il suo popolo e lo unirà in battaglia.

Scheda:
Titolo originale: The King's Speech
Nazione: Regno Unito, Australia
Anno: 2010
Genere: Drammatico, Storico
Durata: 111'
Regia: Tom Hooper
Sito ufficiale: www.kingsspeech.com
Sito italiano: www.35mm.it/ildiscorsodelre
Cast: Helena Bonham Carter, Colin Firth, Guy Pearce, Michael Gambon, Geoffrey Rush, Jennifer Ehle, Timothy Spall, Derek Jacobi, Eve Best, Anthony Andrews
Produzione: See Saw Films, Bedlam Productions
Distribuzione: Eagle Pictures

Orari:
Sabato 26 mar

no

Domenica 27 mar

17,30 - 21,15

Lunedì 28 mar

21,15


Recensione
Tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1433

Sarà forse per compensare tutto il bailamme mediatico che avvolge i reali britannici, dalle le intrusioni nella vita privata alle disavventure familiari e istituzionali, il fatto è che il cinema inglese sa anche fare film che presentano la famiglia reale in quegli aspetti che, a noi comuni mortali, li fanno apparire molto meno privilegiati di quanto si possa pensare. È stato così per The Queen, che rivelava una Elisabetta ben lontana dalla freddezza con cui si pensava avesse vissuto la tragedia della morte di Diana; è così anche in questo Il discorso del Re, che rivela quanto Albert di Windsor, Duca di York (Colin Firth), abbia dovuto affrontare: una corona non voluta (dopo la rinuncia del fratello Edoardo VIII che preferì abdicare per sposare la divorziata Wallis Simpson), la II guerra mondiale e, argomento del film, una balbuzie in grado di terrorizzare colui che doveva rivolgersi all’Impero Britannico in giorni di grande tribolazione. Ai tempi la radio era il principale mezzo di comunicazione di massa e le prove che i sudditi di sua Maestà avrebbero dovuto di lì a poco affrontare nella guerra contro la Germania di Hitler richiedevano una presenza pubblica e una voce forte e sicura, un aspetto che mancava al giovane successore al trono, alla disperata ricerca di qualcuno che potesse aiutarlo. Il rapporto tra il futuro Giorgio VI e un logopedista australiano (Lionel Logue, interpretato da Geoffrey Rush), è storico, e il regista Tom Hooper (già autore de Il maledetto United) accentua la differenza tra i due uomini, che non è solo di ruolo: Lionel è un ex attore australiano, molto poco avvezzo alle formalità abituato a dare e farsi dare del tu, cosa difficilmente concepibile per il Duca di York e futuro Re. Ma Lionel capisce che deve convincere il Re a fidarsi di lui, o entrambi falliranno. Fermamente certo che la balbuzie non sia una malattia congenita, Logue - poco a poco e non senza errori e battute d’arresto – riesce, come uno psicanalista, a risalire alle cause giovanili del blocco del linguaggio di Albert, e lentamente a ridargli fiducia. Determinante anche il ruolo della famiglia: la moglie Elizabeth (Elena Bonham Carter è quella che poi passerà alla storia come la Regina Madre) e le due giovani Elizabeth e Anna. Un film avvincente, educativo (chi dei nostri giovani conosce questo importante pezzo di storia europea?), girato anche enfatizzando i particolari che distinguono il microcosmo reale (con campi lunghi e riprese dal basso che accentuano una certa solennità), contrapposto alla vita quotidiana dei sudditi.

Beppe Musicco

15 marzo, 2011

Femmine contro maschi

Trama:
In 'Femmine contro Maschi' si intrecciano tre storie dedicate ai buffi difetti delle donne, intorno al tema generale della disperata ricerca dell'uomo ideale. Qui si ritrovano tutti i personaggi di 'Maschi contro femmine', insieme ad alcuni, importanti, nuovi acquisti.
Nella prima, l'androloga Anna (Luciana Littizzetto) e il benzinaio Piero (Emilio Solfrizzi) sono alle prese con il noioso tran-tran di un matrimonio ventennale. Lei colta e affettuosa, lui ignorante e traditore. Quando un provvidenziale incidente fa perdere a Piero la memoria, Anna lo riformatta, cercando di trasformarlo nell'uomo perfetto. Piero diventa così un maggiordomo-amante-cuoco, insomma, il marito che lei aveva sempre sognato. Ma un giorno...
Nella seconda storia, il bidello Rocco e l'impiegato Michele (Ficarra e Picone) suonano in una cover band dei Beatles. Rocco è osteggiato dalla compagna (Francesca Inaudi), maestra nella stessa scuola, mentre Michele, grazie ad una sapiente bugia, riesce a tenere all'oscuro sua moglie (Serena Autieri), una donna manager che crede che abbia smesso con la musica. Quando Rocco, dopo l'ennesimo litigio in famiglia, viene ospitato da Michele, la bugia rischia di essere svelata. Il tutto mentre la moglie di Michele aspetta un bambino e i due amici si stanno preparando per una importante gara di cover band che sognano di vincere...
Nella terza storia, il chirurgo plastico Marcello (Claudio Bisio) e l'impiegata Paola (Nancy Brilli) sono una coppia divorziata da anni. I due fingono di essere una famiglia felice solo quando vanno a trovare la mamma di lui (Wilma De Angelis) ottantenne e malata di cuore. Quando un cardiologo diagnostica pochi giorni di vita alla nonna, quest'ultima chiede di poterli passare con la sua famiglia a casa loro. I due divorziati si ritrovano a vivere forzatamente insieme e a recitare la parte 24 ore su 24. Mentre la presenza della nonna si fa sempre più invadente, il figlio più piccolo Lorenzo (Edoardo Cesari), si innamora di una sua compagna di quinta elementare e sceglie proprio un bidello (Ficarra) come suo ispirato mentore in amore!

Scheda:
Titolo originale: Femmine contro maschi
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 96'
Regia: Fausto Brizzi
Sito ufficiale:
Cast: Serena Autieri, Claudio Bisio, Nancy Brilli, Luciana Littizzetto, Ficarra, Picone, Lorenzo Cesari, Wilma De Angelis, Emilio Solfrizzi, Francesca Inaudi
Produzione: Medusa
Distribuzione: Medusa

Orari:
Sabato 19 mar

21,15

Domenica 20 mar

18,00 - 21,15

Lunedì 21 mar

21,15

Recensione:
Tratta da: http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1437

Seconda parte del dittico iniziato da Maschi contro femmine: rispetto al primo episodio, debolissimo, questa seconda parte è più riuscita e compatta. E il merito è soprattutto nel cast, decisamente di altro spessore rispetto ai vari Alessandro Preziosi, Paola Cortellesi, Nicolas Vaporidis. Ficarra & Picone, in modo particolare, si confermano come una coppia comica di gran valore al cinema dopo le piacevoli prove di Il 7 e l'8 e La matassa. Sono loro il vero valore aggiunto al film e le loro storie, per quanto elementari e prevedibili, sono la cosa migliore del film. Soprattutto, i due riescono a essere simpatici senza ricorrere alla volgarità o alla risata grassa. Bene anche Emilio Solfrizzi nella parte di uno uomo tutto calcio & pub che vede la vita sconvolta dopo un banale incidente di strada: è un attore simpatico e versatile e che vorremmo vedere anche in ruoli meno ovvi. Claudio Bisio, sempre più uguale a se stesso, è il protagonista del terzo episodio, è un chirurgo plastico divorziato dalla sua ex (un'inguardabile Nancy Brilli) e che per amore della madre malata dovrà fingere che la sua è una famiglia ancora unita. Il film è quello che ci si sarebbe aspettato dopo il primo episodio: al di là delle scelte di casting più azzeccate, ricorre a facili cliché per rappresentare l'eterna guerra dei sessi ma non va mai oltre a una descrizione superficiale dello stesso e in questo tradisce proprio la commedia all'italiana a cui il regista Fausto Brizzi vorrebbe guardare. Là i tipi e le maschere sintetizzavano un mondo che veniva non soltanto riflesso o rappresentato, ma scavato: si pensi alle tante maschere di gente come Sordi, Gassman o lo stesso Villaggio-Fantozzi. Nei film di Brizzi, la maschera è svuotata di ogni contenuto ed è ridotta a semplice tic, a puro folklore, come avviene nei tanto vituperati cinepanettoni (di cui Brizzi è stato più volte cosceneggiatore). C'è il chirurgo plastico cinico (tra l'altro proprio come De Sica in Christmas in Love), il benzinaio fedifrago, la Littizzetto urologa: ma questi personaggi non rimandano a null'altro se non a se stessi. Anzi, quel che è peggio, spesso le storie proposte da Brizzi, da Notte prima degli esami, passando per Ex fino appunto a questo dittico, sono lo spunto per dare sfoggio di un cinismo che appare gratuito e forzato. Come nel finale del pur interessante Notte prima degli esami, lo studente Nicolas Vaporidis rimaneva fregato – proprio sul più bello, nel supremo momento degli esami di maturità – dal suo insegnante Giorgio Faletti, così Solfrizzi vive il rapporto matrimoniale con la Littizzetto come una vera e propria esperienza di prigionia, per poi mandarla a quel paese con urlo liberatorio in coro insieme agli amici al bar. Così, fatta eccezione per l'episodio con Ficarra & Picone, più delicato e positivo, i personaggi di Solfrizzi, Littizzetto, Bisio e Brilli non sono così distanti da quelli incontrati nel primo episodio: le loro storie finiscono “bene”, ma non all'insegna di una positività che nasce da un impegno deciso e serio con la vita come in Immaturi di Paolo Genovese, bensì come frutto di una reazione dettata dal puro sentimento. L'intervento sul finale della Littizzetto per ricucire il rapporto con il marito suona poco verosimile e contraddittorio rispetto a un rapporto segnato da delusioni, noia, abbandono. Ma chi glielo fa fare, verrebbe da chiedersi se non per un sentimentalismo retorico? Il fatto è che se proprio in Immaturi – che con il dittico di Brizzi ha tanto in comune, dalle musiche accattivanti, al cast ammiccante e alla leggerezza delle situazioni – i personaggi si mettevano in gioco e in moto dopo una serie di vicende, quelli di Brizzi invece non cambiano mai ma perché non fanno mai un'esperienza di amore, di amicizia e di bene, elementi pressoché assenti in Femmine contro maschi e sostituiti da parole di più facile consumo ma dalla vita assai breve. Così l'amore è ridotto al sesso; l'amicizia a una complicità tra maschi o femmine; il bene a una soddisfazione personale. E l'uomo ridotto a triste caricatura di se stesso.

Simone Fortunato

08 marzo, 2011

Il Grinta

Trama:
Il Grinta è un'avventurosa storia Western di vendetta e coraggio.
Ambientato intorno al 1870, nell'America di frontiera subito dopo la Guerra Civile, è raccontato da Mattie Ross, che a 14 anni si mette in viaggio verso Fort Smith, nell'Arkansas determinata ad ottenere giustizia per la morte del padre, ucciso a sangue freddo.
Mattie Ross (Steinfeld) arriva a Fort Smith unica rappresentante della propria famiglia, in cerca del codardo Tom Chaney (Brolin), che si dice abbia ucciso suo padre in cambio di due pezzi d'oro, prima di fuggire in Territorio Indiano, facendo perdere le sue tracce. Determinata ad inseguire Chaney per vederlo un giorno impiccato, Mattie chiede aiuto ad uno dei più spietati sceriffi della città - l'ubriacone dal grilletto facile Rooster Cogburn (Bridges), che, dopo aver rifiutato più volte, alla fine accetta di aiutare Mattie a trovare Chaney. Ma Chaney è già inseguito dal ciarliero Texas Ranger LaBoeuf (Damon), che da la caccia al killer per riportarlo in Texas e riscuotere la grossa taglia che pende sulla sua testa - circostanza che porta il trio ad incontrarsi lungo la strada. Determinati e testardi, ciascuno guidato da un suo codice morale particolare, formano un ensamble improbabile che cavalca verso un futuro imprevedibile avvolto nella leggenda e fatto di errori e brutalità, di coraggio e delusioni, accanimento e purissimo amore...

Scheda:
Titolo originale: True Grit
Nazione: U.S.A.
Anno: 2010
Genere: Western
Durata: 110'
Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Sito ufficiale: www.truegritmovie.com
Sito italiano: http://www.ilgrinta-ilfilm.it/
Social network: facebook, twitter
Cast: Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper, Dakin Matthews, Jarlath Conroy, Paul Rae, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel, Ed CorbinLeon Russom
Produzione: Scott Rudin Productions, Mike Zoss Productions
Distribuzione: Universal Pictures Italia

Orari:
Sabato 12 mar

21,15

Domenica 13 mar

17,30 - 21,15

Lunedì 14 mar

21,15


Recensione:
Tratta da http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-il-grinta-1004.htm

Remake dell'omonimo film che valse l'unico Oscar della carriera a John Wayne nel 1969, è un grande western classico, probabilmente il più riuscito dai tempi de Gli spietati di Eastwood del 1992. Così il western per i fratelli Coen (ma attenzione perché come produttore esecutivo c'è un certo Steven Spielberg) è una grande sfida. Il western è il genere principe del cinema americano ed ha raccontato sempre, tra alti e bassi, una concezione della vita animata da ideali semplici quanto grandi – l'amicizia, il sogno americano, la famiglia – in un terreno arido dove a scontrarsi era spesso il male e il bene ben delineati e facilmente riconoscibili.

Anche la storia del western conosce mutamenti, strappi e complessità, ma il territorio dove si muovono diligenze e cowboy e indiani è un territorio profondamente morale e le storie in esso ambientate, fino ai tardi western come Balla coi lupi (Costner, 1990) o il già citato Gli spietati, sono storie realistiche e metaforiche al tempo stesso. Così, i Coen prendono come punto di riferimento un western tardo con Wayne, rimangono aderenti nel complesso alla storia, prendendosi delle libertà nel finale e dirigono un film perfetto, commovente, intessuto di grandi omaggi al cinema del passato. E che omaggi! Se infatti dietro la storia della tenace ragazzina protagonista (resa con una interpretazione da Oscar dall'esordiente e giovanissima Hailee Steinfeld) alla ricerca dell'uomo che l'ha resa orfana si nasconde una storia e un percorso simile proprio a Sentieri selvaggi, è anche vero che il simbolismo forte della vicenda (il viaggio per incontrare il Male come percorso di crescita e di consapevolezza) richiama quello che è stato considerato, a ragione, come il film americano per eccellenza, quel meraviglioso La morte corre sul fiume di Charles Laughton che metteva in viaggio due orfanelli in fuga da un uomo che aveva loro ucciso la madre e che i Coen richiamano esplicitamente nello splendido finale sulle note di Leaning on everlasting arms.

Sarebbe però riduttivo guardare al film dei Coen come una semplice rassegna per quanto elegante di grandi film del passato, come si capisce fin dall’incipit (“A questo mondo nulla è gratuito eccetto la grazia di Dio”). Il Grinta è il racconto di un viaggio di tre personaggi feriti dalla vita. Ferite fisiche, come si vedrà nel corso del film, ma anche ferite meno visibili e più dolorose che non si rimargineranno mai: Mattie, la ragazzina, dovrà chiudere letteralmente i conti che la morte del padre ha lasciato aperto; il Grinta deve convivere con un passato oscuro segnato dall'abbandono e dalla solitudine. Personaggi pieni di limiti, per nulla eroici nel senso più ovvio del termine, che il Destino metterà insieme per un viaggio che li cambierà profondamente.

In particolare, in questo strano triangolo che si vedrà formare – uno sceriffo alcolizzato, un ranger un po' arrogante e una ragazzina tenace ma che non sa nulla della vita – saranno proprio i due uomini burberi e selvatici a cambiare nel rapporto con Mattie, colpiti, anche inteneriti da quella tenacia mai vista, da quelle ragazzina pronta ad attraversare le terre selvagge per guardare in faccia il Male che ha toccato la sua vita. Così, dopo i diversi colpi di scena del film, raccontato tra l'altro con continui rimandi a immagini bibliche come fossimo in un racconto di Flannery O'Connor, non può colpire la commovente sequenza in cui vediamo un vecchio che – prima facendo correre all'impazzata il cavallo e poi in una lunga, interminabile marcia a piedi – non si dà per vinto. Ma tenacemente porta in salvo dal Male quella bambina che gli aveva cambiato il cuore.

Simone Fortunato



01 marzo, 2011

Immaturi

Trama:
Giorgio (Raoul Bova), Lorenzo (Ricky Memphis), Piero (Luca Bizzarri), Luisa (Barbora Bobulova), Virgilio (Paolo Kessisoglu), Francesca (Ambra Angiolini): cosa hanno in comune questi trentottenni?
Semplice, 20 anni fa erano compagni di scuola. Ma soprattutto erano amici, erano un gruppo. Poi è successo qualcosa e il gruppo si è frantumato. Ma tra poco torneranno ad esserlo, almeno per qualche giorno: il Ministero della Pubblica Istruzione ha annullato il loro esame di maturità e lo dovranno rifare. Pena l'annullamento di tutti i titoli successivamente conseguiti.
E così li vedremo di nuovo insieme, come ai vecchi tempi, con qualche ruga di più e qualche capello di meno. Con la voglia di risentire il sapore della giovinezza e la consapevolezza, più o meno profonda, che quel periodo è passato.
Una commedia brillante e sentimentale che riporta una generazione a confrontarsi con la vita che dopo 20 anni è andata da tutte le parti, fra sogni e disillusioni.

Scheda:
Titolo originale: Immaturi
Nazione: Italia
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 108'
Regia: Paolo Genovese
Sito ufficiale: http://immaturi.libero.it
Cast: Raoul Bova, Barbora Bobulova, Luisa Ranieri, Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Ricky Memphis, Giovanna Ralli, Giulia Michelini, Ambra Angiolini, Anita Caprioli, Maurizio Mattioli
Produzione: Medusa Film
Distribuzione: Medusa

Orari:
Sabato05 mar

no

Domenica06 mar

17,30 - 21,15

Lunedì07 mar

21,15


Recensione:
Tratta da

Commedia leggera ma intelligente, anche controcorrente. I film a cui guarda il bravo Paolo Genovese, regista de La banda dei Babbi Natale e qui anche sceneggiatore sono da un lato Notte prima degli esami di Brizzi, con il repertorio musicale all'insegna della nostalgia dei bei tempi; dall'altro, i film mocciani adolescenziali Scusa ma ti chiamo amore e Scusa ma ti voglio sposare. Ma lo spirito di Immaturi è ben diverso e il discorso è di segno opposto. Vari quarantenni si ritrovano anni dopo per uno strano (e simbolico) caso del Destino: dovranno riprendere la maturità. Sarà l'occasione questa non solo per ricominciare a frequentarsi ma anche per affrontare con decisione, da adulti, tutta una serie di problemi. Raoul Bova (purtroppo la cosa peggiore del film, inespressivo proprio come nei film di Moccia), vive con apprensione la gravidanza della compagna. Non vuole questo figlio e la sua incertezza manda in crisi il rapporto. Luca Bizzarri, un po' proprio come il Bova di Scusa ti chiamo amore, è diviso tra l'amore della fidanzata e l'attrazione per una diciannovenne. Ambra Angiolini è in cura perché sesso-dipendente, la Bobulova deve crescere da sola la figlioletta. E infine Ricky Memphis, il migliore del cast, bravissimo, simpaticissimo e stralunato: peccato non vederlo utilizzato spesso al cinema. Lui è l'eterno bamboccione, che vive ancora coi genitori (gli ottimi Maurizio Mattioli e Giovanna Ralli) e che da giovane era un “secchione” più per paura che per amore dello studio. Alla classe di un tempo si aggiungeranno anche Kessisoglu e la Caprioli, percorsi entrambi dalla stessa indecisione e immaturità. Il film è simpatico e leggero, un po' diseguale: il rapporto tra Memphis e la Bobulova è molto più centrato di quello tra Bova e la Ranieri. Soprattutto, è il racconto di un'amicizia che costruisce, di gente che, aiutata da un'amicizia ritrovata, si rimette in gioco come ricordano le ultime belle sequenze, con tanto di stoccata significativa ai fan dell'amore mordi e fuggi, i nuovi disimpegnati epicurei. Questa è la vera maturità ci dice, senza troppi discorsi e riducendo al minimo il sentimentalismo, Paolo Genovese: fare delle scelte, prendersi delle responsabilità, sfidare una realtà che farà anche un po' paura ma che in fondo è positiva. Ed è una sfida in cui si è sempre accompagnati, come ben evidenzia la chiusura della storia tra Memphis e Bobulova, una storia d'amore che parte da una storia certa (la fotografia della Torre Eiffel) e finisce in una casa accogliente e dalle fondamenta sicure.

Simone Fortunato


24 febbraio, 2011

Hereafter

Trama:
“Hereafter” racconta le storie di tre persone che vengono toccate dalla morte in modi diversi.
George (Matt Damon) è un operaio americano che ha un rapporto speciale con l’aldilà, Marie (Cécile de France) una giornalista francese che ha avuto una esperienza tra la vita e la morte che ha sconvolto le sue certezze e Marcus (George McLaren e Frankie McLaren) uno studente londinese che ha perso la persona che gli era più vicina e cerca disperatamente delle risposte. Le loro storie finiranno con l’intrecciarsi, le loro vite verranno cambiate per sempre da quello che credono esista, o debba esistere, nell’altro mondo.

Scheda:
Titolo originale: Hereafter
Nazione: U.S.A.
Anno: 2010
Genere: Thriller
Durata: 129'
Regia: Clint Eastwood
Sito ufficiale: www.hereafter-themovie.com
Sito italiano: www.hereafter.it
Social network: facebook
Cast: Matt Damon, Bryce Dallas Howard, Jay Mohr, Jenifer Lewis, Cécile De France, Richard Kind, Steve Schirripa, Mylène Jampanoï, Marthe Keller
Produzione: The Kennedy/Marshall Company, Malpaso Productions
Distribuzione: Warner Bros.

Orari:
Sabato 26 feb

21,15

Domenica 27 feb

17,30 - 21,15

Lunedì 28 feb

21,15



Articoli:
Per questo film siamo indecisi su quale articolo potrebbe accompagnare meglio la visione del film.

Così ve li indichiamo entrambi in formato di link:

Questo articolo si concentra sugli aspetti stilistici e narrativi del film.

Questo articolo, partendo dalla recente filmografia del regista, suggerisce una chiave di lettura originale.

A voi scegliere su quale link cliccare.

Buona lettura, ma soprattutto buona visione.


15 febbraio, 2011

Qualunquemente

Trama:
Perché Cetto La Qualunque torna in Italia dopo una lunga latitanza all'estero? E' stata una sua scelta? O qualcuno trama nell'ombra? Con lui arrivano anche una bella ragazza di colore ed una bambina di cui non riesce a ricordare il nome: la sua nuova famiglia. Al ritorno in patria Cetto ritrova il fidato braccio destro Pino e la famiglia di origine: la moglie Carmen e il figlio Melo.
I vecchi amici lo informano che le sue proprietà sono minacciate da un'inarrestabile ondata di legalità che sta invadendo la loro cittadina. Le imminenti elezioni potrebbero avere come esito la nomina a sindaco di Giovanni De Santis, un "pericoloso" paladino dei diritti. Così, Cetto, dopo una lunga e tormentata riflessione in compagnia di simpatiche ragazze, non ha dubbi e decide di "salire in politica" per difendere la sua città. La campagna elettorale può cominciare...

Scheda:
Titolo originale: Qualunquemente
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 96'
Regia: Giulio Manfredonia
Sito ufficiale: qualunquemente.libero.it
Cast: Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Salvatore Cantalupo, Luigi Maria Burruano, Antonio Gerardi, Gianluca Cammisa
Produzione: Fandango
Distribuzione: 01 Distribution

Orari:
Sabato 19 feb

21,15

Domenica 20 feb

17,30 - 21,15

Lunedì 21 feb

21,15

08 febbraio, 2011

Le avventure di Sammy

Trama:
Mentre si spinge faticosamente verso il mare, poco dopo essere venuto al mondo su una spiaggia della California, Sammy, la tartaruga marina, incontra l'amore della sua vita, una deliziosa tartarughina di nome Shelly, ma poco dopo la perde di vista. Nel corso del suo epico viaggio attraverso l'oceano - che ogni tartaruga affronta prima di far ritorno sulla spiaggia dov'è nata - Sammy schiva innumerevoli pericoli e difficoltà, nella speranza di ritrovare la sua Shelly. Assieme al suo amico Ray, Sammy si rende conto di come gli esseri umani stiano recando danno al pianeta. In seguito, Sammy viene tratto in salvo proprio da alcuni umani, si batte contro i piranhas, sfugge ad un'Aquila pescatrice e va alla ricerca di un misterioso passaggio segreto. E, poi, un giorno, dopo tante avventure e pericoli scampati, Sammy ritrova la sua Shelly. Neanche lei lo ha mai dimenticato...

Scheda:
Titolo originale: Sammy's Adventures: The Secret Passage
Nazione: Belgio
Anno: 2010
Genere: Animazione
Durata: 88'
Regia: Ben Stassen
Sito ufficiale: www.sammysavonturen.nl
Sito italiano: www.leavventuredisammy.it
Cast (voci): Melanie Griffith, Isabelle Fuhrman, Yuri Lowenthal, Anthony Anderson, Sydney Hope Banner, Ed Begley Jr., Darren Capozzi, Kathy Griffin, Jenny McCarthy
Produzione: nWave Pictures, Illuminata Pictures, Motion Investment Group
Distribuzione: Eagle Pictures

Orari:
Sabato12 feb

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Domenica13 feb

17,30

Lunedì14 feb

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