23 ottobre, 2012

Il comandante e la cicogna



Trama:
Leo è un idraulico che ogni giorno affronta l’impresa di crescere due figli adolescenti, Elia e Maddalena, dividendosi tra il lavoro con l’aiutante cinese Fiorenzo e le incombenze di casa - dove la moglie Teresa, stravagante e affettuosa, compare e scompare. Diana è un’artista sognatrice e squattrinata che - in attesa della grande occasione della sua vita - fatica a pagare l’affitto. Suo proprietario di casa è Amanzio, originale moralizzatore urbano che ha lasciato il lavoro per un nuovo stile di vita e che in una delle sue crociate conosce Elia, con il quale stringe una stramba amicizia. Leo e Diana s’incontrano da Malaffano, un avvocato strafottente e truffaldino. Leo capita nel suo studio quando scopre che la figlia è protagonista suo malgrado di un video erotico su internet, Diana è già da un po’ che passa lì le sue giornate, costretta per necessità economiche ad affrescare una parete, assecondando le ridicole manie di grandezza dell’avvocato.

Scheda:
Titolo originale: Il comandante e la cicogna
Nazione: Italia, Svizzera, Francia
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 108'
Regia: Silvio Soldini
Sito ufficiale: corriere.it/ilcomandanteelacicogna
Cast: Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher, Claudia Gerini, Giuseppe Battiston, Luca Zingaretti, Maria Paiato, Michele Maganza, Serena Pinto, Shi Yang, Luca Dirodi, Giselda Volodi, Giuseppe Cederna, Fausto Russo Alesi
Produzione: Lumière & Company, RSI-Radiotelevisione Svizzera, Ventura Film
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

Orari:
SABATO 27 OTTOBRE: ore 21,15
DOMENICA 28 OTTOBRE: ore 17,30 – 21,15
LUNEDI’ 29 OTTOBRE: ore 21,15

Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1905]

Leo è un idraulico, che vive con i due figli adolescenti: Maddalena fin troppo esuberante con i ragazzi (e per colpa di uno finirà su Internet mentre fa cose innominabili), Elia goffo e curioso. Per il padre, che lamenta alla moglie (una presenza intermittente, anche se regolare…) di averlo lasciato solo ad affrontare le fatiche della vita, è dura tra problemi pratici e confusione anarchica in cui la casa e i loro rapporti sembrano abbandonati. E lui non è certo uomo d’ordine… Elia fa amicizia con uno strano adulto di nome Amanzio, che si vanta di non lavorare da anni e di campare solo con l’affitto di una casa di proprietà, tira fuori sentenze sagge e scombiccherate al tempo stesso e intanto studia le lingue straniere per poter comunicare con “signorine” di varia nazionalità… Con Amanzio è in difficoltà Diana, artista squattrinata che deve al “filosofico” padrone di casa mesi di affitto arretrato e intanto cerca di farsi pagare per i propri lavori. L’ultimo, da un avvocato spregiudicato. Che a un certo punto avrà bisogno di un onest’uomo come prestanome per un affare losco, a insaputa del prestanome… E chi meglio di Leo, che cerca giusto un avvocato per far cancellare il video della figlia da Internet? In quello studio conosce l’artista Diana, e dovranno far finta per il losco affare – costretti dall’avvocato con modi suadenti – di essere sposati… 
Silvio Soldini torna alla commedia surreale, tra Pane e tulipani e il meno riuscito Agata e la tempesta. Anzi: Il comandante e la cicogna, come sostiene lo stesso regista, è il suo film più surreale, e anche divertente; a tratti si ride molto, e di gusto. I vari personaggi che si incrociano e che finiscono per interagire in modo buffo e a momenti esilarante, sono abbastanza stereotipati ma anche ben disegnati e soprattutto interpretati da attori in gran forma: Valerio Mastandrea, che inanella ottime prove una dopo l’altra, è tenero e impacciato quanto il figlio adolescente (il giovanissimo Luca Dirodi, promettente), Claudia Gerini ha un ruolo piccolo ma sostanzioso, Luca Zingaretti – acconciato come Diego Della Valle – è un avvocato senza scrupoli disegnato con humour e classe, Giuseppe Battiston è un Amanzio dai tempi comici perfetti; ma la vera sorpresa, per quanto la sua bravura sia ormai nota, è la versatilità di un’Alba Rohrwacher che non ha mai avuta una chance comica come in questo caso, e la sfrutta al meglio cancellando dubbi sul suo rischio di cristallizzarsi in una maschera drammatica. 
Sceneggiato da Soldini con Doriana Leondeff e Marco Pettenello, il film è garbato e leggero, forse un po’ troppo (l’impressione di un futile divertissment aleggia a più riprese), ma ha un umorismo che ricorda le atmosfere di certi film di Kaurismaki; in cui una parte importante la rivestono la cicogna del titolo di nome Agostina e un bel viaggio finale in cui si ritrovano vari personaggi. Senza magari dire niente di nuovo e magari peccando di profondità (il rapporto del padre con i figli è un po’ piatto, i dialoghi con la moglie un po’ scontati, la seconda occasione amorosa è molto prevedibile), ma confezionando un buon film di comicità chic, per palati fini. Quel che compromette però in parte l’operazione, e la rende incomprensibilmente e inutilmente pesante, è la cornice con le statue parlanti, tra cui il “comandante” ovvero Giuseppe Garibaldi, che insieme a quella di Giacomo Leopardi, Giuseppe Verdi e di un inventato, odioso “cavalier” Cazzaniga, servono solo a orchestrare una patetica predica sui guasti dell’Italia e sulle disastrate condizioni del Paese (che inciderebbero sui personaggi: ma questo nel film è raccontato con leggerezza). Va bene, l’autore pensa (legittimamente, per carità) che siamo immersi nel marcio e facciamo pure un po’ ribrezzo (le tante scorrettezze, la litigata per un parcheggio). Ma mettere in bocca a Garibaldi che si è pentito di aver unito l’Italia, per favore no… Se al montaggio qualche mano pietosa avesse deciso di eliminare tale cornice posticcia, il film ne avrebbe guadagnato assai. Senza contare che se le vite dei protagonisti – da cui pure trapela il comprensibile disagio per i mali della contemporaneità – si aprivano alla speranza, la statua parlante dell’eroe dei due mondi la richiude subito…

Antonio Autieri






16 ottobre, 2012

Niente da dichiarare


Trama:
Nel 1993, alla nascita della Comunità Europea, per Ruben e Mathias, agenti di dogana sul confine franco-belga, cominciano i veri problemi. I due si detestano e, contro ogni attesa, vengono designati per costituire insieme il primo distaccamento misto incarivato di sorvegliare il territorio. La storia d'amore tra Mathias e Louise, sorella di Ruben, viene tenuta nascosta fin quando Mathias non prende coraggio e dice tutto. Forse le divergenze si appianeranno. Ma intanto sono in arrivo i cinesi...

Scheda:
Titolo originale: Rien à déclarer
Nazione: Francia, Belgio
Anno: 2010
Genere: Commedia
Durata: 107'
Regia: Dany Boon
Sito ufficiale: events.fr.msn.com/cinema/rien-a-declarer
Sito italiano: nientedadichiarare.libero.it
Cast: Benoît Poelvoorde, Dany Boon, Julie Bernard, Karin Viard, François Damiens, Bouli Lanners, Olivier Gourmet, Michel Vuillermoz, Chritel Pedrinelli, Joachim Ledeganck, Philippe Magnan
Produzione: SCOPE Invest, Pathé, Les Productions du Ch'timi, TF1 Films Production, Scope Pictures, Canal+
Distribuzione: Medusa

Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1633]

Scritto, girato e interpretato da Dany Boon, autore della commedia transalpina sbanca botteghino Giù al Nord, questo nuovo film ha diversi punti in comune con essa, a partire dal tema della scoperta, attraverso l’incontro, dell’altro al di là di pregiudizi storici e miopie.
Ambientata nell’Europa che si accinge a diventare una con l’abolizione delle frontiere, Niente da dichiarare? riesce nell’intento di parlare di un argomento attuale come il razzismo senza diventare predicatoria grazie al doppio atout dell’operazione nostalgia (e peccato per gli spettatori più giovani, che nemmeno si ricorderanno le code alla frontiera per i documenti e le gite oltre confine per la benzina e i prodotti a buon mercato) e della scelta dei protagonisti.
L’attore-regista Dany Boon si sceglie il personaggio, a lui congeniale, del mite doganiere francese innamorato di una bella cioccolataia belga, ma il vero protagonista della storia è Ruben Vandevoorde (interpretato con convinzione e autoironia da Benôit Poelvoorde), belga fierissimo della storia patria e ferocemente antifrancese, pronto a tutto per difendere (ed eventualmente anche allargare con nascoste spedizioni notturne) i confini del “Grande Regno del Belgio”. Un personaggio che farebbe impallidire anche i più folkloristici rappresentanti della Padania ma che, pur esibendosi in esagerate manifestazioni di intolleranza e rappresaglie colorite verso gli odiati vicini, non perde mai una sua amabile umanità.
E fa sorridere che a ricordare le ragioni dell’accoglienza a Vandervoorde sia il suo parroco, che giunge a minacciargli il rifiuto dell’assoluzione e preconizza un blocco alla “dogana del paradiso” per la sua incapacità di amare il proprio prossimo (anche quello francese), e non per convenienza ma per il semplice fatto che è un figlio di Dio come lui. Stesso concetto che con disarmante semplicità esprime anche suo figlio quando, di fronte alle magniloquenti manie “espansioniste” del padre, gli chiede a che paese appartengano le stelle che stanno in cielo. 
Le contese e le punzecchiature franco-belghe (o belgo-francesi…) sono di lunga data e assai popolari oltralpe, ma l’evidente esagerazione dell’odio “razziale” di Vandevoorde nei confronti di vicini che parlano la sua stessa lingua, anche se con un accento diverso (un particolare su cui giocano parecchie gag della pellicola e che nel doppiaggio italiano purtroppo non rendono nello stesso modo) e la storica irrilevanza sullo scacchiere mondiale della sua piccola patria fa sì che l’apologo sulla tolleranza mantenga la sua efficacia senza scadere nel buonismo (una volta superato l’odio antifrancese bisognerà vedere come il belga se la caverà con i nuovi vicini cinesi).
Come in Giù al Nord, la forza della pellicola sta nella simpatia con cui è descritta la comunità del paese che si raccoglie attorno alla dogana: un piccolo mondo per cui l’abolizione delle frontiere, al di là dei trionfalismi della politica, significa la fine di una realtà fino a poco prima immutabile (come il capo doganiere francese che considera l’introduzione di computer e stampante un modo escogitato dal governo per privarlo della carta carbone). 
Un cambiamento che faticano ad accettare ma che, se affrontato insieme anziché divisi, può diventare l’occasione per conquistare qualcosa di nuovo anziché la certezza di perdere il vecchio.

Laura Cotta Ramosino

09 ottobre, 2012

The Help


Trama:
Jackson, cittadina del Mississippi, primi anni '60. Finita con successo l'università a New York, Eugenia ritrova le amiche di un tempo e capisce che in quella zona è ancora molto forte il sentimento di razzismo nei confronti delle donne di colore che da sempre si sono prese cura delle famiglie e dei figli. Indignata, decide di reagire, e progetta un libro nel quale raccontare le loro storie. Vinta una iniziale diffidenza (c'è anche la paura di eventuali ritorsioni), trova la complicità dapprima di Aibileen e Minnie, poi a poco a poco anche delle altre domestiche in città. Appena pubblicato, il libro provoca scompiglio e imbarazzo in coloro che, sia pure sotto falso nome, si riconoscono e si sentono sbeffeggiate. E' l'inizio per la comunità afroamericana del cammino verso il conseguimento dei diritti civili.

Scheda:
Titolo originale: The Help
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 137'
Regia: Tate Taylor
Sito ufficiale: http://thehelpmovie.com
Sito italiano: www.thehelp.it
Cast: Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Ahna O'Reilly, Allison Janney, Anna Camp, Sissy Spacek, Eleanor Henry, Chris Lowell, Cicely Tyson
Produzione: 1492 Pictures, Harbinger Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 13 Gennaio 2012 (anteprima)
20 Gennaio 2012 (cinema)

Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1717]

Bel melodramma tutto al femminile retto da interpreti bravissime sia tra le bianche (Emma Stone, Bryce Dallas Howard in un ruolo complicato, Sissy Spacek, Jessica Chastain), sia tra le nere (Viola Davis e Octavia Spencer). La forza del film non sta nello stile visivo del regista attore Tate Taylor, che riprende in modo pedissequo i colori saturi dei melodrammi degli anni '60 e dei loro rifacimenti recenti (Lontano dal Paradiso, tra gli altri). Il nucleo emotivo sta invece nella storia “forte” e nell'efficacia delle interpretazioni del cast, molto vero e molto intenso. All'origine della vicenda c'è il romanzo omonimo di Kathryn Sockett che racconta da un punto di vista esterno le vicende di ordinaria oppressione di alcune domestiche nere nell'America non più schiavista ma ancora razzista negli anni 60. Taylor, anche sceneggiatore, imbastisce una narrazione semplice, presentando personaggi ben riconoscibili ma non rinunciando a sfumature. Così, se la Watson è la voce guida del film e il punto di vista dello spettatore coincide totalmente con il suo sguardo, quando si entra nelle linde case dei bianchi o nelle bettole de neri, il discorso si fa complesso. Il razzismo latente e più spesso esibito della buona borghesia è incarnato dal personaggio odioso di Bryce Dallas Howard ma esistono le sfumature di alcuni personaggi e di un ambiente difficile e contraddittorio: le condizioni delle donne nere oppresse dai mariti in casa spesso più violenti dei bianchi; la solitudine delle donne bianche costrette dalle convenzioni sociali a un matrimonio che non sembra dare soddisfazioni e in cui gli uomini sono assenti; una solidarietà che stenta a affermarsi per timore di ritorsioni o per semplice egoismo e tornaconto personale. Inoltre – ed è l'aspetto più interessante e originale del film – la contraddizione della condizione delle domestiche nere, spesso costrette a fare da balia ai bambini delle bianche ma affezionate sinceramente a questi bimbi che vedranno crescere e maturare grazie al loro affetto. Non mancano i difetti: qualche lungaggine nella fase centrale, una regia pulita ma visivamente non molto interessante, il personaggio della Chastain sin troppo sopra le righe, la tentazione di accumulare troppo materiale (personaggi, storie collaterali) senza che si riesca a dire tutto bene, qualche concessione alla retorica. Il cuore del film, che cinematograficamente è molto debitore a Il colore viola di Steven Spielberg è però un altro: il tentativo di raccontare un universo femminile a tutto tondo a partire non da slogan stantii ma da esigenze concrete: il bagno per le domestiche che diventa il casus belli per tutta la vicenda; uno stipendio onorevole, una casa dignitosa, la possibilità di un'amicizia oltre la razza e il rango sociale, la necessità di un aiuto, l'aiuto del titolo, per una felicità possibile e inattesa.

Simone Fortunato





L’Era Glaciale 4 – Continenti alla deriva


Trama:
Gli eroi sotto zero sono tornati in un’avventura incredibile... destinata a fare storia. Scrat sta ancora cercando di catturare l’inafferrabile ghianda (e intanto forse troverà il vero amore); Manny ed Ellie attendono la nascita del loro cucciolo di mammuth; Sid il bradipo si mette nei guai quando decide di mettere su famiglia con alcune uova di dinosauro che ha trovato; Diego la tigre dai denti a sciabola si domanda se non si stia “rammollendo” ad andare in giro con i suoi amici. Il gruppo deve all’improvviso partire in missione per salvare lo sfortunato Sid e si avventura in un misterioso mondo sotterraneo, dove avvengono incontri ravvicinati con dinosauri, piante battagliere e altri animali feroci, e dove vive una donnola combattiva di nome Buck, orba di un occhio, sempre a caccia di dinosauri


Scheda:

Titolo originale: Ice Age: Continental Drift
Nazione: USA
Anno: 2012
Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Durata: 94''
Regia: Steve Martino, Mike Thurmeier
Sito ufficiale: www.iceagemovie.com
Sito italiano: www.leraglaciale4ilfilm.it
Social network: facebook
Cast (voci): Ray Romano, Queen Latifah, Denis Leary, Jennifer Lopez, John Leguizamo, Chris Wedge, Josh Peck, Peter Dinklage, Jennette McCurdy, Keke Palmer
Produzione: Blue Sky Studios
Distribuzione: 20th Century Fox

Orari:
Sabato
 13 ott
 21,15
Domenica 
 14 ott
17,30 - 21,15
Lunedì 
15 ott
 21,15



Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1887]

Sid e compagni colpiscono ancora. Anche il quarto episodio della fortunatissima franchise (anche in 3D) che ha spopolato in tutto il mondo, prodotta come di consueto dai Blue Sky Studios), non tradisce le attese; anzi, ad avviso di chi scrive è decisamente superiore al terzo episodio, L’alba dei dinosauri. Continenti alla deriva è infatti un film divertente, sentimentale, avventuroso in cui la famiglia e l’amicizia sono i veri trionfatori.
La storia, come sempre, prende il via da una maldestra azione dello scoiattolo Scrat (che assomiglia sempre più a Wile Coyote); alle prese con la sua amatissima ghianda, Scrat non trova di meglio che cercare di nasconderla sotto la neve. Ne consegue un disastro per tutto il mondo: il ghiaccio della calotta terrestre si spacca, il mondo emerso si divide, si formano i mari e gli Oceani: in poche parole, siamo alla deriva de i continenti. Questo fenomeno apocalittico coinvolge tutti gli animali viventi, compresi il bradipo Sid, la tigre dai denti a sciabola Diego, il mammuth Manny con la moglie Ellie e la figlia Pesca. Mentre tentano la fuga per mettersi al riparo da terremoti e maremoti, il gruppo è costretto a dividersi. Ellie, Pesca e un gruppo di amici animali rimangono sulla terraferma mentre Diego, Sid (insieme alla nonna un po’ matta, abbandonata senza scrupoli dai terribili genitori di Sid…) e Manny si ritrovano su una nave di ghiaccio, alla deriva, con un unico scopo: ricongiungersi agli amici e alla famiglia. Il film segue le peripezie degli animali che devono difendersi dalle tempeste, dai miraggi di sirene ammalianti e… dai pirati. Sì perché i naufraghi se la vedono veramente brutta quando si imbattono in un nuovo personaggio, il terribile Capitan Sbudella, uno scimmione pirata che con il suo vascello e con un manipolo di scagnozzi spaventa tutti gli animali dei mari. Ovviamente Sbudella cattura Manny e i suoi amici; ne conseguono una serie di divertenti peripezie che porteranno, come in tutte le favole che si rispettino, al lieto fine. Non solo Manny si ricongiungerà a Ellie e a Pesca, non solo Sid sarà contento di aver ritrovato la nonna ma soprattutto Diego, il duro (!) del gruppo, troverà l’amore di Shira, una bella tigre dai denti a sciabola. Insomma, come potete immaginare il divertimento non manca tanto è vero che, dopo aver visto questo film, non possiamo che prepararci al quinto episodio. Cosa si inventerà Scrat la prossima volta per conquistare la sua ghianda?
Da sottolineare poi la presenza, prime del film, del corto The Longest Daycare di David Silverman in cui la piccola Maggie Simpson viene portata dalla madre in un asilo inquietante (con un terribile bambino killer di farfalle): un breve, esilarante film con tutto l’umorismo e la genialità del mondo Simpson.

Stefano Radice








02 ottobre, 2012

All'ultima spiaggia


Trama:
La tv lancia un nuovo reality: vince il più disperato d'Italia. In un paese all'ultima spiaggia si presentano in migliaia. Le loro storie raccontano sempre una forma di precariato: lavorativo, familiare, sociale, perfino sentimentale. Come quello di Ester, combattuta tra l'amore per Ramona, la sua attuale compagna, e quello per Riccardo il suo ex fidanzato, al quale le due si rivolgono per farsi "prestare" il seme per generare un figlio. Poi c'è la storia di Paolo, di professione guardia giurata, che dopo l'ennesimo rifiuto di un mutuo da parte della banca in cui lavora, tenta goffamente di rapinarla insieme a due improbabili compari. Quindi è la volta di Antonio, romano di borgata sposato con la sensualissima dominicana Carmen di cui è innamoratissimo. Almeno finché Nico e Fabrizio, i due amici del cuore, non scoprono che la bella sudamericana ha uno scabroso passato di attrice porno. Infine c'è il racconto di Fabio, imprenditore padano da sette generazioni. A seguito di un infarto, il disgraziato si ritrova ricoverato nell'ospedale più scalcinato di Napoli per subire un intervento al cuore. Il terrore del pover'uomo si trasforma in panico quando incontra Carmine, il vicino di letto partenopeo, un tipo losco, traffichino e intrallazziere. Eppure, in quella specie di girone dantesco, Fabio troverà un'umanità e un calore inaspettati, che lo convinceranno a compiere un gesto estremo di grande generosità.

Scheda:
Titolo originale: All'ultima spiaggia
Nazione: Italia
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 94'
Regia: Gianluca Ansanelli
Sito ufficiale:  
Cast: Dario Bandiera, Aurora Cossio, Alessandro Di Carlo, Giuseppe Giacobazzi, Carmine Faraco, Paola Minaccioni, Antonio Giuliani, Nicole Grimaudo, Ivano Marescotti, Ernesto Mahieux
Produzione: I.I.F. Italian International Film
Distribuzione: Medusa
Data di uscita: 04 Ottobre 2012 (cinema)

Orari:


Domenica 
7 ott
17,30
21,15
Lunedì
8 ott
21,15


Maìn - La casa della felicità


Trama:
Il film parla della storia di Main, una giovane donna che lascia il lavoro dei campi e trova la sua missione nell'educare le giovani e nel preservarle dai tanti rischi, in una stagione in cui la secolarizzazione degli stati europei aveva ristretto gli spazi di azione della Chiesa e dei cattolici. Nel 1872 Maria D. Mazzarello, con 10 sue compagne, da inizio all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Alla sua morte, nel 1881, l'istituto contava già 165 suore e 65 novizie sparse in 28 case (in Italia, Francia e America). Insieme con la proposta educativa di don Bosco, l'istituto ha contribuito a "fare" gli italiani"...

Scheda:
Titolo originale: Maìn - La casa della felicità
Nazione: Italia
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 98'
Regia: Simone Spada
Sito ufficiale: www.multideafilm.com
Cast: Gaia Insenga, Sofia Nicolai, Paolo Civati, Fabio Pappacena, Danilo Nigrelli, Clara Galante, Rosa Diletta Rossi, Assunta Nugnes
Produzione: Multidea
Distribuzione: Multidea

Orario:
Sabato 6 Ottobre:
  • ore 20.45 inaugurazione della sala con il nostro Vescovo Mons. Cesare Nosiglia.
  • ore 21.15 proiezione GRATUITA del film. FINO A  ESAURIMENTO  POSTI

25 settembre, 2012

Gli equilibristi


Trama:
Giulio (Valerio Mastandrea) ha quarant'anni e una vita apparentemente tranquilla. Una casa in affitto, un posto fisso, un'auto acquistata a rate, una figlia ribelle ma simpatica e un bimbo dolce e sognatore, una moglie (Barbora Bobulova) che ama e che tradisce. Giulio viene scoperto e lasciato e la sua favola improvvisamente crolla.
Gli Equilibristi attraverso una carrellata di eventi ora tragici ora ironici, ci accompagna per mano nel mondo di un uomo che di colpo scopre quanto sia labile il confine tra benessere e povertà.

Scheda:
Titolo originale: Gli equilibristi
Nazione: Italia
Anno: 2012
Genere: Drammatico
Durata: 100'
Regia: Ivano De Matteo
Sito ufficiale:  
Cast: Valerio Mastandrea, Barbora Bobulova, Rosabel Laurenti Sellers, Maurizio Casagrande, Rolando Ravello, Grazia Schiavo, Antonio Gerardi, Antonella Attili, Stefano Masciolini, Giorgio Gobbi, Francesca Antonelli, Damir Todorovic, Antonio Tallura, Paola Tiziana Cruciani, Daniele La Leggia, Lupo De Matteo
Produzione: Rodeo Drive
Distribuzione: Medusa Distribuzione
Data di uscita: Venezia 2012

Orari:
Sabato
 29 set
 21,15
Domenica 
 30 set
21,15
Lunedì 
01 ott
 21,15


Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1877]

Sembrerebbe una famiglia felice, quella di Giulio, sua moglie e i loro due figli con cui ha un bel rapporto di confidenza ma anche autorevolezza. In realtà sui titoli di testa abbiamo visto lui, in un flashback, con un’altra donna in un ufficio deserto, a consumare un rapporto sbrigativo e, si capirà poi, frutto di leggerezza e non di passione. Una leggerezza che ha incrinato quell’unità familiare: la moglie Elena (interpretata da Barbora Bobulova), silenziosa e tesa, non riesce a reggere quell’immagine di felice unità e non sa dimenticare il tradimento. Giulio se ne va di casa, forse pensando a una crisi passeggera, addolorato ma dignitoso nel fare tutto quel che può per non far mancare nulla a moglie e figli, cui cerca di non far pesare la situazione. Ma lo stipendio da impiegato all’ufficio postale è troppo basso e le spese cui far fronte sono troppe, e ci si mette anche l’orgoglio (che gli impedisce, per esempio, di accettare i soldi della suocera per il dentista del figlio). Elena non sembra accorgersi delle privazioni che via via Giulio deve imporre a se stesso, tra situazioni grottesche (il collega che lo ospita in casa, con la madre malata e il badante straniero), lavori notturni che gli tolgono il sonno e la serenità, rapporti di amicizia che saltano e pericoli crescenti di fare sciocchezze o mettersi nei guai. Solo la figlia adolescente sembra capire, in parte, i problemi del padre. Che a un certo punto tira su un muro anche con lei.
È un film profondamente contemporaneo Gli equilibristi, presentato a Venezia 2012 nella sezione Orizzonti. Si parla di crisi, di un padre separato che non ce la fa ad andare avanti (sembra la versione drammatica della commedia di Carlo Verdone Posti in piedi in Paradiso, che pure non mancava di spunti seri), di gente semplice che rischia di perdere il poco che ha costruito e finire in povertà. Gente che pensa di poter separarsi “serenamente”, con dignità e generosità verso moglie e figli, scoprendo poi – come afferma un compagno di sventura al protagonista – che “il divorzio è per i ricchi, quelli come noi non se lo possono permettere”. Con 1.200 euro al mese è dura sopravvivere, continuare a pagare il mutuo della casa dove vivono moglie e figli, l’auto a rate, un appartamento per sé. E poi la gita scolastica o il dentista dei figli e tanto altro. A un certo punto anche i pochi euro di un gioco per il figlio fanno saltare i nervi.
Ma se il tema della crisi economica ha il suo peso, il regista Ivano De Matteo riesce, grazie anche alla straordinaria interpretazione di un intenso Valerio Mastandrea (bravissima anche l’attrice che interpreta figlia, la giovane Rosabell Laurenti Sellers), a focalizzare l’attenzione dello spettatore sulla crisi personale, di Giulio ma anche di chi gli sta attorno: perché se l’uomo ha un orgoglio che gli fa spesso fare la cosa sbagliata, o non chiedere aiuto quanto dovrebbe (anche se ci prova, ma sempre fino a un certo punto: chiede un posto dove dormire o un lavoro extra, ma mai compagnia e sostegno perché crede sempre di farcela), la moglie non si accorge di quel che succede (e sì che basterebbe fare due conti: incongruenza del film o volontaria rappresentazione di una distrazione ai limiti dell’insensibilità?). Sono tante le situazioni in cui il film colpisce duro nella spirale di caduta di quest’uomo che finisce sempre più in basso.
Quel che rende Gli equilibristi un bel film, da vedere, è lo sguardo appassionato e partecipe del regista alle sofferenze di questa famiglia (con tocchi di grande sensibilità, come l’espressione del figlio più piccolo spaventato dalla rottura che percepisce tra i genitori), le piccole e grandi solidarietà di alcuni e il cinismo e la freddezza di altri, lo squarcio di società rappresentato con la semplicità dei narratori non ideologici di una volta. De Matteo sa infatti alternare dramma e commedia – a tratti si sorride e perfino si ride, perché la vita è così e alterna momenti duri a frangenti buffi o surreali – come i film italiani che hanno fatto grande il nostro cinema del dopoguerra (e non è una guerra, la situazione di crisi attuale?): riuscendo quindi, come si diceva per quei film, in un’alternanza non forzata tra il riso e il pianto. E ha il coraggio di mostrare, in una scena significativa e non di contorno, preti e suore (il riferimento è alla comunità di Sant’Egidio, conosciuta personalmente dal regista) come figure per una volta non negative in un film italiano importante, in aiuto a chi cade suo malgrado in disgrazia. Soprattutto l’autore sa come chiudere una storia, senza annullarne le premesse ma anche senza incanalare vite e destini per forza in uno sfacelo abbrutente e senza prospettive. I finali aperti, in genere, ci piacciono molto, quando questa non è una scelta fine a se stessa ma serve a lasciare uno spazio di libertà ai personaggi e allo spettatore. Quello del film di Ivano De Matteo ci fa provare una tenerezza senza fine per il suo protagonista.

Antonio Autieri











18 settembre, 2012

Ribelle - The Brave


Trama:
Determinata a costruirsi la propria strada nella vita, Merida si oppone a una secolare tradizione sacra ai signori della terra: il massiccio Lord MacGuffin, il burbero Lord Macintosh e l'irascibile Lord Dingwall. Le azioni di Merida involontariamente scatenano il caos e la furia del regno, e quando si rivolge a una eccentrica donna anziana, Wise Woman, per chiederle aiuto, il suo sfortunato desiderio viene esaudito. Il conseguente pericolo costringe Merida a scoprire il significato del vero coraggio al fine di distruggere una tremenda maledizione prima che sia troppo tardi.

Scheda:
Titolo originale: Brave
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Animazione
Durata: 100'
Regia: Mark Andrews, Brenda Chapman
Sito ufficiale: http://www.disney.it/ribelle
Social network: facebook, twitter
Cast (voci): Kelly Macdonald, Emma Thompson, Billy Connolly, Julie Walters, Kevin McKidd, Craig Ferguson, Robbie Coltrane
Produzione: Pixar Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia

Orari:
Sabato
 15 set
 21,15
Domenica 
 16 set
 17,30 - 21,15
Lunedì 
17 set
 21,15



Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1855]

Se il contrasto (che spesso diventa vero e proprio scontro) tra padri e figli è un tema più volte visitato al cinema, meno usuale è vedere sul grande schermo un film di animazione che ha come soggetto gli opposti desideri di una madre e di una figlia (ma, come hanno dimostrato film come Alla ricerca di Nemo o Up, rappresentare i legami familiari con taglio originale e realistico al tempo stesso è uno dei grandi talenti della Pixar). In un immaginario Medio Evo, sul trono di Scozia regnano Fergus e la sua consorte Elinor. La loro primogenita Merida è una vivace ragazzina con un’incontenibile chioma di ricci rossi e un eguale desiderio di avventura: cavalca con la perizia e la resistenza di un guerriero, è un arciere imbattibile e non ha paura di niente, un po’ come il re suo padre, che per difendere la famiglia da un enorme orso selvaggio perse una gamba. Ma, come accade a tutte le principesse delle fiabe, arriva un giorno in cui la ragion di stato esige che la primogenita assicuri continuità al regno, e che quindi dei pretendenti giungano coi loro clan per disputarsi la sua mano. Ma sarà che la ragazzina non si sente affatto pronta per il grande passo, sarà anche che i pretendenti sembrino uno più imbranato dell’altro, il fatto è che Merida pare non abbia alcuna intenzione di scegliere, suscitando la costernazione di tutti, nonché l’imbarazzo dei suoi genitori.
Ribelle – The Brave inizia su uno sfondo alla Braveheart, prosegue su una traccia magica che sembra contraddire il realismo tipico delle storie Pixar, ma a un certo punto svela il suo vero cuore: appunto il rapporto madre-figlia, con l’adolescente incompresa che prima rifiuta e poi abbraccia il modello rappresentato da una madre finalmente riconosciuta. Un’esaltazione della famiglia meno lineare ma anche più originale del solito, regalata anche dall’ambientazione temporale, che riporta a tempi dai costumi molto meno raffinati dei nostri (i clan scozzesi non erano certo campioni di diplomazia). E che si sofferma giustamente sul “genio femminile”, la capacità di governo delle donne che deriva da una profonda consapevolezza della maternità e che sola riesce ad aver ragione delle intemperanze maschili (a tutte le età, da quelle dei tre pestiferi piccoli gemelli, fratelli di Merida, al massiccio Fergus, certo più bravo a maneggiare la spada che la parola). Il risultato è di grande efficacia, perché diverte nella prima parte ed emoziona profondamente quando l’intreccio anche drammatico (che colpo al cuore quando la figlia – ogni figlia – urla alla madre tutta la sua distanza da lei) si scioglie fino alla tenerezza reciproca delle due protagoniste.
Girato con la consueta maestria dalla Pixar, che esalta panorami, scene di movimento e caratterizzazione dei personaggi, il film può contare anche sul notevolissimo cortometraggio d’introduzione (secondo l’usanza della casa): è La luna, poetico esordio alla regia dell’animatore genovese Enrico Casarosa che per questa opera breve ha ricevuto una nomination all’Oscar

Beppe Musicco





12 settembre, 2012

Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno


Trama:
Sono passati otto anni da quando Batman è scomparso nella notte, trasformandosi, nel medesimo istante, da eroe a fuggiasco.Incolpatosi della morte del D.A. Harvey Dent, il Cavaliere Oscuro ha sacrificato tutto ciò che lui ed il commissario Gordon speravano fosse un bene superiore. Per una volta la menzogna ha funzionato, visto che l'attività criminale di Gotham City era stata schiacciata sotto il peso dell'Atto Anticrimine Dent.
Tutto cambia con l'arrivo di uno scaltro gatto ladro con dei piani misteriosi. Molto più pericolosa è l'emergenza costituita da Bane, un terrorista mascherato, i cui piani spietati costringono Bruce a ritornare dall'esilio autoimpostosi. Ma sebbene torni ad indossare cappuccio e mantello, Batman potrebbe non essere sufficiente per fermare Bane...


Scheda:

Titolo originale: The Dark Knight Rises
Nazione: U.S.A., Regno Unito
Anno: 2012
Genere: Azione, Thriller
Durata: 166'
Regia: Christopher Nolan
Sito ufficiale: www.thedarkknightrises.com
Sito italiano: wwws.warnerbros.it/batman3
Social network: facebook, twitter
Cast: Christian Bale, Tom Hardy, Morgan Freeman, Gary Oldman, Michael Caine, Anne Hathaway
Produzione: DC Entertainment, Legendary Pictures, Syncopy, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros.


Orari:
Sabato
 15 set
 21,15
Domenica 
 16 set
 17,30 - 21,15
Lunedì 
17 set
 21,15




Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1861]

Fatto oggetto dell'attenzione a dir poco spasmodica di schiere di fan sparse in tutto il globo (anche grazie ad un trailer tra i più belli degli ultimi tempi), Il Ritorno del Cavaliere oscuro arriva nelle sale italiane già carico di aspettative enormi, che, come spesso accade, possono essere un trampolino, ma anche un fardello difficile da portare.
La saga dell'uomo pipistrello si è sempre caratterizzata per l'importanza dei personaggi "cattivi", che nella lotta inesausta per la giustizia a Gotham di volta in volta si contrappongono al paladino oscuro. Batman, personaggio sfuggente e poco incline alla conversazione, come (super)eroe si definisce soprattutto per contrasto rispetto ai suoi acerrimi rivali, i quali, oltre alla passione per maschera e costume, spesso spartiscono con lui qualcosa della sua grandezza, seppur in una versione distorta e malata. Significativa in questo senso la disturbante e lucida pazzia di Joker, il più rappresentativo degli anti-batman anche al cinema, dove le interpretazioni di Jack Nicholson (nel primo Batman di Tim Burton) e di Heath Ledger (nel primo Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan) lo hanno reso una figura di villain che non trova paragoni negli altri comic-movie e forse anche nel cinema in generale.
Gli avversari di Batman sono sempre degli alter-ego e per superarli Batman deve sempre superare se stesso, quella parte oscura di sè di cui il cattivo è quasi sempre una diretta proiezione nel mondo. Il ritorno del Cavaliere Oscuro sviluppa questo tema che era già esplicito nei primi due episodi della trilogia e lo estremizza nel personaggio di Bane interpretato da un sempre eccellente Tom Hardy (Bronson, La talpa, Warrior), vietato non conoscerlo, un attore che ha il fisico di Lou Ferrigno e le capacità attoriali di Marlon Brando. Bane è un cattivo meno famoso, che anche nel fumetto compare poco, ma che qui è il personaggio perfetto che permette a Nolan (anche sceneggiatore insieme al fratello) di chiudere il cerchio della trilogia, ricongiungendosi idealmente al suo primo Batman Begins e alla figura di Ra's al Ghul (Liam Neeson), l'ideatore della famigerata Setta delle Ombre e (cattivo) maestro sia di Bane che di Batman. Bane e Batman sono simili, hanno ricevuto lo stesso addestramento e a loro modo si sono spinti oltre: l'uno scegliendo di passare dalla parte del bene, l'altro all'opposto estremizzando la violenza di Ra's al Ghul.
L'entrata in scena di Bruce Wayne è particolarmente atipica: lo troviamo che vive segregato in casa, con la barba incolta e un bastone che lo aiuta a camminare. Provato nel fisico e nell'animo, rinnegato dalla città che ha difeso: è l'eroe che è uscito vincitore e sconfitto dallo scontro con Joker e Due Facce. Batman appare fragile, addirittura incapace di opporsi a chi ruba in casa sua. La fragilità fisica (segno di una più grave fragilità interiore) esplode con l'arrivo di Bane. Bane è, almeno per tre quarti del film, nettamente più forte di Batman. Joker era più astuto, Bane invece lo sovrasta nella forza fisica, letteralmente lo mette al tappeto in uno scontro largamente anticipato dal trailer e il cui esito non appare mai incerto. Nolan è poi bravissimo a gestire l'impatto emotivo di questa sconfitta, e lo fa consegnando buoni 20 minuti del film nelle mani di Bane, libero di dispiegare la sua forza in modo spettacolare (chi non ha visto l'incredibile sequenza della partita di football?) mentre Batman sparisce completamente dalla narrazione, per lo sgomento crescente del pubblico in sala. Fino a questo punto Il ritorno del cavaliere oscuro è tutto quello che deve essere: ritmo, intrattenimento, capacità di riprendere i fili dei capitoli precedenti e anche, soprattutto, grande cinema. Il film è molto più di una rilettura di Batman o di un film di supereroi. E' un'interpretazione del mondo, pieno di venature e inquietudini apocalittiche. Nolan si serve dell'aspetto cupo di Batman per raccontare le inquietudini e le insicurezze di oggi (da questo punto di vista il film è molto simile a Inception).
[...]

Eliseo Boldrin





04 settembre, 2012

Madagascar 3: Ricercati in Europa


Trama:
Alex il Leone, Marty la Zebra, Gloria l'Ippopotamo e Melman la Giraffa stanno ancora cercando di tornare a casa nella loro amata "Grande Mela" e, naturalmente, Re Julien, Maurice e i Pinguini sono pronti a seguirli nelle loro nuove comiche avventure. Il viaggio questa volta li porta in Europa dove trovano una perfetta copertura per tentare il loro ritorno a casa: un circo itinerante che loro reinventano in tipico stile Madagascar.

Scheda:

Titolo originale: Madagascar 3: Europe's Most Wanted
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Animazione, Avventura
Durata: 93'
Regia: Eric Darnell
Sito ufficiale: www.madagascarmovie.com
Sito italiano: www.madagascar3-ilfilm.it
Cast (voci): Ben Stiller, David Schwimmer, Frances McDormand, Jada Pinkett Smith, Chris Rock, Sacha Baron Cohen, Sherri Shepherd, Cedric the Entertainer, Jessica Chastain, André Benjamin
Produzione: DreamWorks Animation
Distribuzione: Universal Pictures Italia

Orari:
Sabato 
 8 set
21,15
Domenica 
 9 set
 17,30 - 21,15
Lunedì 
 10 set
21,15

Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1865]

Terzo capitolo di una della saghe d'animazione più amate dai piccoli. Ottima confezione, 3D spettacolare, tantissimi colori. I progressi dell'animazione rispetto al 2005, anno del primo capitolo, sono stati giganteschi. L'immagine è nitida, la cura dei dettagli notevolissima, i movimenti degli animali (da sempre il maggiore problema per film come questo che fanno del loro punto di forza la velocità) sono finalmente efficaci e realistici. Dal punto di vista meramente tecnico, Madagascar 3 è il migliore della serie e uno dei vertici della Dreamworks, la Casa che ha fatto molto bene anche con Kung Fu Panda. I problemi sono in altri settori. Innanzitutto la storia, sceneggiata da uno dei tre registi, Eric Darnell in collaborazione con un talentuoso come Noah Baumbach, sceneggiatore di Fantastic Mr. Fox, regista de Il calamaro e la balena ) è stranamente poco curata e non porta a compimento le cose migliori viste nei film precedenti. La narrazione prende infatti le mosse dalla decisione di Alex e compagni di ritrovare i pinguini partiti per un'improbabile missione al Casinò di Montecarlo. Pronti e via e ci si ritrova senza troppe spiegazioni nel cuore dell'Europa. La parte nel Casinò ha qualche buon momento: le citazioni, ad uso e consumo più che altro degli adulti si sprecano. Si riconosce qualcosa dei vari 007, molto di Mission Impossible . Il ritmo è alto e frenetico ma non è altrettanto alto il numero di gag davvero riuscite e la comicità slapstick, uno degli elementi dei film precedenti, è meno efficace del solito. In più è molto brusco il passaggio dal Casinò alla vita del Circo, potenzialmente la parte più interessante del film. Interessante perché rispetto a tanta altra animazione contemporanea, quella più adulta e complessa dei film targati Pixar ma anche quella più semplice eppure capace di profondità come la saga de L'era glaciale o il dittico con protagonista il panda Po, Madagascar ha da sempre rappresentato un tipo di animazione e di comicità molto più “bassa”. Comicità di grana grossa, balletti, corse a perdifiato, qualche doppio senso di dubbio gusto hanno caratterizzato da sempre le avventure di Alex e Co. Di conseguenza il circo, come luogo di comicità pura e azione spettacolare, è l'approdo più ovvio per i quattro buffi animali e i loro amici. L'idea buona di sceneggiatura si scontra però con una certa approssimazione nella trattazione dei personaggi. Si procede per accumulo di situazioni, personaggi, equivoci ma alla fine il terzetto di registi sembra più interessato all'azione pura che non ad un approfondimento dei personaggi che nei capitoli precedenti pure non mancava. Il rapporto di amicizia con venature surreali di Alex con la zebra Marty è infatti sacrificato per l'entrata in scena di tanti, troppi personaggi che incidono poco in termini emozionali. Uno per tutti, la tigre circense Vitaly e la sua storia evocata da una debole flashback non convince e non fa scattare nemmeno quella simpatia per il potente sconfitto. Un po' meglio se la cava il “cattivo” di turno, rappresentato in questo caso da una donna, la terribile agente Dubois (in originale doppiata da Frances McDormand) ma anche in questo caso le gag con protagonisti i suoi buffi aiutanti sono molto ovvie e risapute. Meno divertente del già non frizzantissimo capitolo 2, un po' sconclusionato nella storia, appena abbozzato nei personaggi, Madagascar 3 è un po' una delusione: tanto curato nella forma e nella tecnica, quanto modesto nei contenuti e nella narrazione.

Simone Fortunato


CINEFORUM

TerrafermaMartedì 11 settembre
Orari: 18.30 - 21.15

Terraferma

Titolo originale: Terraferma
Nazione: Italia, Francia
Anno: 2011
Genere: Drammatico
Durata: 88'
Regia: Emanuele Crialese
Sito ufficiale: www.terrafermailfilm.it
Social network: facebook
Cast: Donatella Finocchiaro, Beppe Fiorello, Martina Codecasa, Claudio Santamaria, Filippo Pucillo, Mimmo Cuticchio, Tiziana Lodato, Titti, Robel Tsagay
Produzione: Cattleya, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Venezia 2011

Trama:
Due donne, un’isolana e una straniera: l’una sconvolge la vita dell’altra. Eppure hanno uno stesso sogno, un futuro diverso per i loro figli, la loro terraferma. Terraferma è l’approdo a cui mira chi naviga, ma è anche un’isola saldamente ancorata a tradizioni ferme nel tempo. È con l’immobilità di questo tempo che la famiglia Pucillo deve confrontarsi. Ernesto ha 70 anni, vorrebbe fermare il tempo e non vorrebbe rottamare il suo peschereccio. Suo nipote Filippo ne ha 20, ha perso suo padre in mare ed è sospeso tra il tempo di suo nonno Ernesto e il tempo di suo zio Nino, che ha smesso di pescare pesci per catturare turisti. Sua madre Giulietta, giovane vedova, sente che il tempo immutabile di quest’isola li ha resi tutti stranieri e che non potrà mai esserci un futuro né per lei, né per suo figlio Filippo. Per vivere bisogna trovare il coraggio di andare. Un giorno il mare sospinge nelle loro vite altri viaggiatori, tra cui Sara e suo figlio. Ernesto li accoglie: è l’antica legge del mare. Ma la nuova legge dell’uomo non lo permette e la vita della famiglia Pucillo è destinata a essere sconvolta e a dover scegliere una nuova rotta.

Recensione
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