17 gennaio, 2012

Il figlio di Babbo Natale


Trama:
La commedia d'animazione per la famiglia in 3D-CG Il figlio di Babbo Natale svela l'arcano mistero che si nasconde dietro alla domanda fatidica posta da tutti i bambini del mondo: "Come fa Babbo Natale a recapitare tutti i regali in un'unica notte?" La risposta è semplice: grazie alle straordinarie officine ultra-high-tech nascoste nel sottosuolo del Polo Nord.
Al centro del film, una storia intrisa dei tipici ingredienti di un classico film natalizio: una famiglia in un (comico) stato di 'anomalia disfunzionale' ed un eroe sui generis, Arthur.
Quando durante la sua straordinaria missione notturna, Babbo Natale dimentica il regalo di uno dei suoi milioni di bambini, il giovane Arthur, l'erede più imbranato della famiglia, si imbarca in una divertente ed appassionante missione contro il tempo con il politicamente scorretto Bisnonno Natale, per consegnare l'ultimo regalo della notte, prima che arrivi il tanto atteso giorno.

Scheda:
Titolo originale: Arthur Christmas
Nazione: Regno Unito, U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Animazione
Durata: 97'
Regia: Sarah Smith, Barry Cook
Sito ufficiale: www.arthurchristmas.net
Social network: facebook
Cast (voci): James McAvoy, Hugh Laurie, Bill Nighy, Jim Broadbent, Imelda Staunton, Ashley Jensen, Marc Wootton, Laura Linney, Eva Longoria, Ramona Marquez, Michael Palin
Produzione: Aardman Animations, Sony Pictures Animation
Distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia

Orari:


Domenica 
 22 gen
 17,30





Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1702]

Realizzato dalla Aardman, casa inglese famosa per lesue animazioni di pupazzetti di plastilina (vedi Galline in fuga o la serie di Wallace e Gromit), Il figlio di Babbo Natale si piega alle esigenze del mercato, presentandosi come un’ormai tradizionale animazione 3D (abbastanza leggera però da non infastidire). D’altronde sarebbe stato difficile rendere con la plastilina l’immensa nave spaziale a forma di slitta con la quale Babbo Natale e i suoi aiutanti girano per il mondo la notte del 25 dicembre, per portare doni a tutti i bambini. Potrebbe sembrare l’unico adeguamento di una storia ovunque conosciuta, ma il film aggiunge qualcosa in più: per un imprevedibile inconveniente tecnico, un regalo, destinato a una bambina di un villaggio inglese, non viene recapitato. Ad accorgersene è un elfo che sta riassettando ilgrandioso centro di smistamento al Polo Nord e, da bravo e devoto elfo, avvisa Steve, il figlio maggiore di Babbo Natale e “comandante in capo” delle operazioni. Che fare? Tutti ormai se nesono andati a dormire e, come fa notare Steve, la percentuale di successo dell’operazione appena compiuta è del 99,999999. Con questi numeri, si può dire che è stato un successo. A fare la differenza sarà naturalmente la caparbietà di Arthur, il figlio minore e pasticcione (ricorda non poco il Pippo diseyano) di Babbo Natale: o il Natale è per tutti o anche l’enorme lavoro fatto per quel giorno perde significato. Ovviamente ci saranno peripezie e accidenti a non finire per recapitare il pacchetto alla bambina prima che si svegli, ma un aiuto inaspettato arriverà da Babbo Natale senior, che nonostante i suoi 130 anni di età, non intende stare a guardare. Il figlio di Babbo Natale, che nell’originale inglese è doppiato da un cast di attori di fama, è un film che aggiunge a una bella idea una cornice divertente (e tutti i dipendenti dal navigatore satellitare avranno modo di riflettere) e decisamente ben realizzata, che unisce tradizione e modernità (vedi anche la slitta che viene dai radar scambiata per una minaccia di guerra) in grado di divertire grandi e piccini.

Beppe Musicco



Midnight in Paris


Trama:
Midnight In Paris è una storia romantica ambientata a Parigi, nella quale s'intrecciano le vicende di una famiglia, in Francia per affari, e di due giovani fidanzati prossimi alle nozze; tutti alle prese con esperienze che cambieranno per sempre le loro vite. Il film è anche la storia del grande amore di un giovane uomo per una città, Parigi e dell'illusione di tutti coloro che pensano che se avessero avuto una vita diversa sarebbero stati molto più felici.

Scheda:
Titolo originale: Midnight in Paris
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 94'
Regia: Woody Allen
Sito ufficiale: www.sonyclassics.com/midnightinparis
Cast: Owen Wilson, Marion Cotillard, Adrien Brody, Rachel McAdams, Kathy Bates, Michael Sheen, Carla Bruni, Alison Pill, Léa Seydoux, Tom Hiddleston
Produzione: Gravier Productions, Mediapro
Distribuzione: Medusa

Orari:
Sabato 
 21 gen
 21,15
Domenica 
 22 gen
 21,15
Lunedì
23 gen
21,15


Recensione
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1686]

Bella commedia brillante e elegante, senza dubbio il film più riuscito di Allen dai tempi di Match Point. Allen continua a parlare di sé nei propri film e lo fa con i soliti ottimi attori (in questo caso il più bravo di tutti è il simpatico, buffo Owen Wilson), il solito parco di caratteristi che rubano la scena ai protagonisti (come i genitori della McAdams interpretati da Kurt Fuller e Mimi Kennedy, perfettamente in parte) e con il solito schema, quello consolidato da ormai tanti anni a questa parte. Un protagonista in crisi, diviso da problemi sul lavoro e complicanze affettive; un ambiente borghese tanto ricco quanto affettato e culturalmente povero sullo sfondo; la cornice di una città affascinante e suggestiva come Parigi. L'idea alla base di Midnight in Paris è semplicissima: prendere uno scrittore deluso e fargli incontrare i miti della sua vita: scrittori come Hemingway e Eliot, artisti come Matisse e Dalì, musicisti come Cole Porter, registi come Bunuel. Il cambio di registro dall'ironia malinconica delle prime sequenze al fiabesco onirico delle parte centrale è la cosa migliore del film, anche per la presenza di alcune sequenze argute e divertentissime come quella del dialogo surreale con i surrealisti. In generale si respira un'aria più fresca e meno opprimente degli ultimi disperati film del regista americano e si rivivono certe atmosfere leggere e sospese di un grande film come La rosa purpurea del Cairo. Nonostante la leggerezza, rimangono i temi cari all'ultimo Allen: la caducità delle cose, la legge del Caso e l'incomprensibilità della vita. In effetti tutti i personaggi vivono come in una prigione da cui vorrebbero scappare, tutti rimpiangono i bei tempi andati. Lo fa il protagonista che lamenta di non poter vivere in pianta stabile a Parigi come scrittore quando invece lavora suo malgrado come sceneggiatore a Hollywood; si lamentano anche gli scrittori, intellettuali e anche la bellissima misteriosa donna che colpisce tanto il biondo protagonista: la felicità è altrove ed è sfuggente, come tutto della vita fugge, soprattutto quando in gioco ci sono i rapporti più veri anche se il finale, aperto, lascia sperare in qualcosa di diverso. Forse, a rimanere come unico elemento di stabilità è la passione, non certo il nozionismo sterile di cui si riempie la bocca il personaggio del professore interpretato da Michael Sheen, ma la passione verace che riempie la vita e poggia sulle contraddizioni di questa, l'amore per il bello che attraversa i personaggi pieni di vita dei vari Hemingway, Porter e compagnia geniale. Forse, ci indica Allen, proprio questo riscatterà il valore di un vita di cui si fatica a cogliere il senso; forse rimarrà questo di noi, dopo che tutto sarà passato via e dopo che tutto si sarà compiuto: la nostra passione per il bello e per i più talentuosi, il ricordo delle proprie opere.

Simone Fortunato



11 gennaio, 2012

Finalmente la felicità


Trama:
Finalmente la felicità racconta la storia di un professore di musica di Lucca (Pieraccioni) che chiamato dalla trasmissione di Maria De Filippi "C'é posta per te", scopre che sua mamma, scomparsa da poco, aveva adottato a distanza una bambina brasiliana. Sono passati tanti anni e quella bambina adesso è una bellissima modella. Ora che la ragazza è in Italia per lavoro, vuole incontrare il suo "fratello" italiano. I due danno così vita ad un incontro imprevisto che sarà pieno di colpi di scena e di situazioni esilaranti: per esempio il professore di musica sostiene che la madre sia stata uccisa da Barbara Bouchet..! Ma come può essere mai possibile una cosa del genere? Insomma, quello della brasiliana e del professore di musica saranno due mondi a confronto, due modi di vedere la vita, ma sicuramente, alla fine, un unico obiettivo: capire perchè il destino ha voluto che loro due s'incontrassero.

Scheda:
Titolo originale: Finalmente la felicità
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 93'
Regia: Leonardo Pieraccioni
Sito ufficiale: http://www.virgilio.it/finalmentelafelicita/
Cast: Leonardo Pieraccioni, Ariadna Romero, Rocco Papaleo, Andrea Buscemi, Thyago Alves, Shel Shapiro, Maurizio Battista, Michela Andreozzi
Produzione: Levante e Medusa Film
Distribuzione: Medusa

Orari:
Sabato 
 14 gen
 21,15
Domenica 
 15 gen
 17,30 - 21,15
Lunedì
16 gen
21,15

Recensione:
[visionabile al link http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1700 ]


03 gennaio, 2012

Sherlock Holmes - Gioco di ombre


Trama:
Sherlock Holmes è sempre stato il più astuto di tutti… almeno fino ad oggi. Una nuova acuta mente criminale, il Professor Moriarty (Jared Harris), con una intelligenza pari a quella di Holmes e con una predisposizione al male ed una totale assenza di coscienza , potrebbe mettere in grande difficoltà il rinomato detective. Quando il Principe d'Austria viene trovato morto, tutte le prove raccolte dall'Ispettore Lestrade (Eddie Marsan), indicano come causa della morte il suicidio. Eppure Sherlock Holmes deduce che il Principe è stato vittima di un omicidio - omicidio che è soltanto il primo pezzo di un puzzle ben più grande e sinistro messo a punto dal Professor Moriarty. Unendo gli affari al piacere, Holmes continua nella sua indagine fino ad arrivare ad un club per gentiluomini, dove, insieme al fratello Mycroft Holmes (Stephen Fry), festeggia l'addio al celibato di Watson, e dove incontra al Sim (Noomi Rapace), una zingara cartomante, che vede più di quanto svela e il cui coinvolgimento involontario nell'omicidio del Principe la rende un ottimo futuro bersaglio. Holmes riesce a salvarle la vita con un colpo di fortuna, e in cambio, sebbene con riluttanza, la donna accetta di aiutarlo. Le indagini prendono una piega ancor più pericolosa mentre Holmes, Watson e Sim attraversano l'Europa - dall'Inghilterra alla Francia, alla Germania e infine in Svizzera. L'astuto Moriarty è sempre un passo avanti a loro e sta mettendo a punto una trama di morte e distruzione quale parte di un piano ancor più grande che, se dovesse realizzarsi, cambierebbe per sempre il corso della storia.


Scheda:

Titolo originale: Sherlock Holmes - A Game of Shadows
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Azione, Mistero, Drammatico
Durata: 129'
Regia: Guy Ritchie
Sito ufficiale: http://sherlockholmes2.warnerbros.com/index.html
Cast: Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Kelly Reilly, Eddie Marsan, Geraldine James, Gilles Lellouche, William Houston, Affif Ben Badra, Jared Harris, Stephen Fry, Noomi Rapace
Produzione: Silver Pictures, Lin Pictures, Warner Bros. Pictures
Distribuzione: Warner Bros.

Orari:
Venerdì
6 gen
 17,30 - 21,15
Sabato 
 7 gen
 21,15
Domenica 
 8 gen
 17,30 - 21,15
Lunedì
9 gen
21,15

Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it]

Si potrebbe discutere a lungo sulle licenze che Guy Ritchie (già regista dello scorso Sherlock Holmes) si sia preso rispetto all’originale, portando il protagonista ad assomigliare più a James Bond (peraltro, anche lui perfettamente British) che al compassato investigatore che eravamo abituati a immaginare mentre impugnava al massimo una lente d’ingrandimento. Merito del fatto che Sherlock Holmes - Gioco di ombre non non è l'adattamento di uno dei racconti di Sir Arthur Conan Doyle (anche se ne mutua personaggi e alcune idee), ma la trasposizione di una "graphic novel" dei giorni nostri. D’altronde non siamo più nel 1887 e anche i tempi della Regina Vittoria hanno dovuto rapidamente adeguarsi: Watson si sposa, ma il suo matrimonio è funestato da una serie di attentati che mirano a destabilizzare l’Europa portando la Francia e la Germania sull’orlo di un conflitto. Dietro tutto questo non può che esserci il perfido professor Moriarty, che si confronterà corpo a corpo con Holmes proprio come in uno dei più famosi racconti della saga dell’investigatore, “Il problema finale”. Moriarty può contare su una vera e propria industria bellica, con la quale vuole gettare l’intero continente nello scompiglio, per poi impadronirsi del potere con la potenza delle armi. Holmes, che agli inizi sembra essere eccessivamente ossessionato da Moriarty (come lamenta Watson), ha invece intuito tutto, mettendo insieme piccoli tasselli, anche con l’aiuto della zingara Sim (Noomi Rapace). Ma il nobile tentativo di Holmes sembra infrangersi contro la mortale astuzia di Moriarty, che continua a seminare esplosioni e morte lungo il proprio cammino, fino a mettere in pericolo lo stesso matrimonio di Watson. Ancora una volta il film si regge sul perfetto funzionamento della coppia Downey Jr. – Law: l’Holmes di Robert Downey Jr., sempre in bilico tra il dandy e lo scarmigliato, vanitoso e brillante, è ben lontano dal personaggio letterario, riflessivo e facile preda della malinconia, ma ripropone, come nel primo film di Ritchie, furiosi corpo a corpo previsti fin nei minimi particolari, inseguimenti rocamboleschi, spari e follie varie. Così del famoso metodo deduttivo di Sherlock Holmes rimane ben poco, sostituito da robuste dosi d’azione. Si salvano gli elementi di contorno: Watson (che in quanto a cazzotti non scherza neanche lui), l’apparizione del fratello di Sherlock, Mycroft (Stephen Fry, esilarante proprio perché in realtà interpreta se stesso), Noomi Rapace (qui decisamente più misurata che nella trilogia di Stig Larsson) e, ovviamente Moriarty, un Jared Harris maligno fin dalla prima inquadratura. La realizzazione è, come nel primo film, sontuosa e dettagliata, e carica di orpelli come un salotto vittoriano. I fan dei super eroi si godranno questa nuova veste di Tony Stark (l’alter-ego di Downey Jr. in Iron Man), gli amanti dell’azione non avranno di che annoiarsi; i lettori di Sherlock Holmes probabilmente rimarranno perplessi, ma è lecito pensare che non la prendano troppo sul serio. E tutti aspetteranno di vedere cosa succederà nel prossimo film.

Beppe Musicco





13 dicembre, 2011

Il Gatto con gli Stivali


Trama:
Spade incrociate e cuori spezzati in quest’avventura con protagonista uno dei personaggi più amati della saga di “Shrek”: Gatto con gli stivali

Scheda:

Titolo originale: Puss in Boots
Nazione: U.S.A.
Anno: 2011
Genere: Animazione
Durata: 90'
Regia: Chris Miller
Sito ufficiale:
Sito italiano: www.ilgattoconglistivali-ilfilm.it
Social network: facebook, twitter
Cast (voci): Antonio Banderas, Salma Hayek, Billy Bob Thornton, Amy Sedaris, Walt Dohrn, Zeus Mendoza
Produzione: DreamWorks Animation
Distribuzione: Universal Pictures Italia
Data di uscita: 16 Dicembre 2011 (cinema)

Orari:
Sabato 17 dic
 21,15
Domenica18 dic
 18,30 - 21,15
Lunedì19 dic
 21,15

06 dicembre, 2011

Scialla! (stai sereno)


Trama:
Bruno Beltrame ha tirato i remi in barca, e da un bel po’. Del suo antico talento di scrittore è rimasto quel poco che gli basta per scrivere su commissione "i libri degli altri", le biografie di calciatori e personaggi della televisione (attualmente sta scrivendo quella di Tina, famosa pornostar slovacca divenuta produttrice di film hard); la sua passione per l’insegnamento ha lasciato il posto a uno svogliato tran-tran di ripetizioni a domicilio a studenti altrettanto svogliati, fra i quali spicca il quindicenne Luca, ignorante come gli altri, ma vitale e irriverente. Un bel giorno la madre del ragazzo si fa viva, come un fantasma dal passato, con una rivelazione che butta all’aria la vita di Bruno: Luca è suo figlio, un figlio di cui ignorava l’esistenza... Non solo: la donna è in procinto di partire per un lavoro di sei mesi come cooperante in Africa, e il ragazzo non può e non vuole certo seguirla laggiù. La donna chiede a Bruno di ospitarlo a casa sua e di prendersi cura di lui, ma senza rivelargli la sua vera identità. Inizia così una convivenza improbabile fra l’apatico ex professore e l’inquieto adolescente; sei mesi durante i quali Luca si troverà a confrontarsi con una figura maschile adulta e Bruno, suo malgrado, non potrà fare a meno di prendersi cura di quel figlio segreto, che oltretutto sembra destinato a infilarsi in un grosso guaio…

Scheda:
Titolo originale: Scialla! (stai sereno)
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 95'
Regia: Francesco Bruni
Sito ufficiale: www.sciallailfilm.it
Cast: Fabrizio Bentivoglio, Barbora Bobulova, Filippo Scicchitano, Vinicio Marchioni, Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya
Produzione: 01 Distribution
Distribuzione: 01 Distribution

Orari:

Giovedì08 dic
 21,15
Sabato 10 dic
 no
Domenica11 dic
 17,30 - 21,15
Lunedì12 dic
 21,15

Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it]

Ci sono film di cui sarebbe istintivo diffidare, per una serie di clichè esposti quasi programmaticamente. Prendiamo Scialla!, debutto alla regia dello sceneggiatore Francesco Bruni (dalla consolidata carriera, soprattutto a fianco di Paolo Virzì, ma anche per tanti altri registi e anche per la tv, si pensi al Commissario Montalbano). In questa commedia brillante e veloce troviamo un professore di mezza età alla deriva, un ragazzo vitale, coatto e sbruffone, un’ex pornostar simpatica e di buon cuore, un boss che ama la cultura e i film d’essai, due baristi invadenti ma affabili e perfino un bidello ironico e saggio. E poi slang tipico degli adolescenti, una scuola dove si fa tutto fuorché studiare, professori dalle buone intenzioni e dalle amare frustrazioni, errori in serie ma anche buoni sentimenti…
Non solo i caratteri, ma anche l’assunto di partenza della storia sembra già visto mille volte: Bruno, professore che ha abbandonato la professione, si divide tra ripetizioni private senza entusiasmo e l’attività – di cui si vergogna – di ghost writer per libri di serie B (l’ultimo, l’autobiografia di un’ex pornostar). Cinquantenne in crisi con la vita, veneto in una Roma che non gli è ostile ma in cui sembra un corpo estraneo. Rimaniamo perplessi anche quando scopriamo che 16 anni prima aveva avuto un figlio in una notte di passione rapidamente dimenticata, da una ragazza poi sparita dalla sua vita. Rimaniamo perplessi perché il tutto ci suona poco credibile. Anche se il protagonista Fabrizio Bentivoglio è formidabile come sempre nella parte di Bruno, che si butta timoroso in questo rapporto con un adolescente, già suo allievo svogliatissimo, di ripetizioni, che alla scuola preferisce far casino sempre e comunque; e che non sa di avere un padre. Quando la madre parte per sei mesi e affida Luca, il ragazzo, proprio al padre, c’è da sospettare che il segreto emergerà presto… E che l’uomo di mezza età demoralizzato e depresso, che non chiede più nulla alla vita, sarà risvegliato dal ragazzo vitale e sfrontato. E viceversa.
Poi però, pian piano, questi clichè e altri i cui vi abbiamo dato cenno, sullo schermo prendono una forma sempre più convincente. Per un’evidente perizia nella scrittura (che è ovviamente il lato forte di Bruni) ma anche per una regia sicura, pulita ma anche mai piatta, che sa variare toni e ritmi, fermarsi quando può e accelerare quando deve. E per una direzione degli attori che prende il meglio da tutti: se di Bentivoglio si sa tutto, e se Barbora Bobulova sono alcuni film che non sbaglia un colpo, dell’esordiente Filippo Scicchitano era inimmaginabile sospettare quanto buchi lo schermo. Si direbbe che Bruni abbia spiato non poco i set dell’amico Virzì.
Ma fin qui, ci fermeremmo all’opera prima più matura del solito (perché ci troviamo di fronte a un esordiente sui generis, che è nel cinema da una vita), simpatica e brillante, non perfetta ma divertente; per esempio, nelle gag sulla convivenza problematica per le reciproche diversità (anche linguistiche) dei due protagonisti. Il punto di forza del film è nel pudico disvelamento di desideri veri e mai immaginati: la paternità per Bruno, un padre per Luca. Desideri veri per personaggi veri, non solo “ben scritti”, cui ci si affeziona. Vite raccontate e non edulcorate: l’uomo sembra sempre sul punto di crollare, il ragazzo pronto a esplodere o fare errori irrimediabili. E quando ne fa uno bello grosso, irrompe un personaggio apparentemente minore ma che dà la sterzata decisiva al film. Un giovane boss arrogante (interpretato da un eccellente Vinicio Marchioni) ma anche amante di una cultura appresa sui banchi di scuola. Un’educazione che sembrava solo un vezzo e che invece aveva buttato i semi in un terreno meno arido di quanto si potesse pensare. E che al momento giusto farà sentire, a sorpresa, i suoi benefici effetti. 

Antonio Autieri



29 novembre, 2011

Happy Feet 2


Trama:
Mambo, il re del tip tap, ha dei problemi con il piccolo Erik, che ha la fobia per la danza. Poi Erik fugge e incontra Sven, un pinguino che può volare! E Mambo non ha alcuna speranza di poter competere con lui.
Ma le cose peggiorano ancora quando il mondo viene sconvolto da forze potenti.
Però Erik scopre il coraggio e la determinazione del padre quando Mambo riunisce attorno a sé la comunità dei pinguini e tutta una serie di creature straordinarie, dai minuscoli krill ai giganteschi elefanti marini, per rimettere le cose a posto.

Scheda:
Titolo originale: Happy Feet Two
Nazione: Australia
Anno: 2011
Genere: Animazione
Durata: 105'
Regia: George Miller
Sito ufficiale: http://happyfeettwo.warnerbros.com/index.html
Sito italiano: wwws.warnerbros.it/happyfeet2/index.html
Cast (voci): Elijah Wood, Robin Williams, Matt Damon, Brad Pitt, Hank Azaria, Sofía Vergara, Pink, Common
Produzione: Kennedy Miller Mitchell, Dr D Studios, Village Roadshow Pictures
Distribuzione: Warner Bros.

Orari:
Sabato 03 dic
 21,15
Domenica04 dic
 17,30 - 21,15
Lunedì05 dic
 21,15

Recensione:
[visionabile al link http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1684 ]

22 novembre, 2011

Bar Sport


Trama:
Ci sono bar e bar, ma il Bar Sport è molto di più.
In ogni città, in ogni paese, esiste il Bar Sport, sempre con le porte sulla piazza principale.
Più che un punto di ritrovo, un punto di riferimento, un luogo dell'anima che accomuna e fonde in un solo spazio, un universo di situazioni e personaggi che almeno una volta abbiamo incontrato o che ci piacerebbe conoscere.
Il Bar Sport, gestito da Antonio il Barista detto anche Onassis per la sua tirchieria, è frequentato dal Tennico tuttologo che tutto sa e tutti conosce; dal playboy che racconta le sue improbabili avventure; dalle vecchiette dall'aspetto innocuo e dall'animo perfido, sempre sedute allo stesso tavolino all'angolo; da chi dice sempre che sta per partire; dall'inventore che insegue il record del flipper; dai giocatori di biliardo pronti all'eterna sfida con il bar Moka; da quelli che passano le giornate giocando a carte impegnati in epiche sfide; dai giocatori di calcio balilla…o meglio, di calcetto nei bar di sinistra; dall'innamorato depresso ormai fuso al telefono a gettoni; dal semplice e ingenuo Cocosecco; da Elvira 'lire tremila' dall'inequivocabile lavoro; dal 'cinno' che sogna di diventare un campione di ciclismo; dal vecchietto che passa il tempo davanti alla televisione, sputando in terra; dal timido geometra con la moglie appariscente; dal professore che dà i voti alle ragazze.
Sotto gli occhi sognanti della bellissima cassiera di cui tutti si innamorano, ma che perde la testa per l'affascinante fornaio.
Nel Bar Sport vengono tramandate le imprese dei grandi sportivi entrati nella leggenda come Piva, il calciatore dal tiro portentoso adorato dai tifosi, e il grande Pozzi, il ciclista invincibile impegnato in un'eterna sfida con il famoso Girardoux.


Scheda:

Titolo originale: Bar Sport
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 93'
Regia: Massimo Martelli
Sito ufficiale: www.barsportilfilm.it
Cast: Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Angela Finocchiaro, Antonio Cornacchione, Lunetta Savino, Antonio Catania, Bob Messini, Benedetta Taiana
Produzione: Aurora Film, Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution


Orari:

Sabato 26 nov
 no
Domenica27 nov
 17,30 - 21,15
Lunedì28 nov
 21,15



Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it]

Avviso per i naviganti, il film non è e non c'entra nulla con Al bar dello sport, il mitico, famigerato trash movie firmato nel 1983 da Francesco Massaro e interpretato dai vari Lino Banfi, Mara Venier, Sergio Vastano e Jerry Calà. Bar sport è ben altro anche se non abbiamo capito se nel bene o nel male. È la riduzione cinematografica del primo libro, omonimo, di Stefano Benni, con al centro le vicende di varia umanità nei dintorni di un leggendario piccolo bar di paese. Il film del regista Massimo Martelli ha molte velleità: affrancarsi da una commedia di tipo greve, magari scollacciata, comunque superficiale che spesso trova fortuna nel nostro Paese; rievocare il tono nostalgico del romanzo di partenza attraverso l'umorismo sottile e al contempo avvolgere il racconto di una certa malinconia; dar vita a tanti personaggi il più possibile sfaccettati, specchio di un'Italia provinciale e ruspante che forse si è perduta per sempre. Buone intenzioni che per la più parte si fermano al palo. Bar sport ha parecchi punti deboli, a partire proprio dal tipo di umorismo senz'altro ricercato e non greve, ma che fallisce non facendo mai ridere. Le colpe sono equamente divise tra sceneggiatura, piuttosto debole e prevedibile, e regia: mancano i tempi comici, il che è paradossale essendo il cast ricchissimo di comici anche di talento, le gag sono ripetute e tirate troppo per il lungo come quelle, prevedibili, stancanti e poi irritanti dell'insegna che non si accende mai al momento giusto o della “Luisona”, la pasta “avvelenata”, una vera e propria trappola per i clienti sprovveduti del Bar Sport. I personaggi che probabilmente sulla carta hanno ben altro spessore sono ridotti a mere figurine, maschere dai connotati sin troppo riconoscibili, spesso troppo sopra le righe come il personaggio di Bisio, figura collante del film; altri, come il coro della coppia Savino-Finocchiaro è sin troppo schematico e scritto; altri ancora, come Bob Messini, l'insopportabile Vito e Antonio Cornacchione, poco più che caricature. L'impianto narrativo lascia perplessi: la voce fuori campo è sin troppo invadente e richiama certi non memorabili film di Avati, come Gli amici del bar Margherita, singolarmente simile nei toni e nell'intreccio proprio a Bar sport. E le sequenze d'animazione che spesso punteggiano la narrazione, se non sono mal fatte da un punto di vista tecnico, come si può notare nelle rievocazioni del personaggio di Bisio, sono usate nel modo più ovvio, un semplice calco della pagina stampata, come nella sequenza animata del coccodrillino Lacoste che per il troppo caldo decide di darsi una rinfrescata scucendosi da una maglietta o in quella in cui le zanzare modello Frecce Tricolori infestano il bar. Un conto è la pagina scritta e le immagini inserite in essa, altro l'immagine cinematografica. Un film sbagliato, più che mal fatto: confezionato bene, comunque ben al di sopra di molti dei recenti film di Avati che pare il modello imprescindibile, e supportato da una schiera di bravi attori purtroppo sottoutilizzati, Bar sport è un film sbagliato nell'approccio al romanzo di partenza ed è sbagliato nei registri utilizzati: fa poco ridere, fa poco appassionare. Non scatta mai la compartecipazione dello spettatore alle vicende sottilmente malinconiche dei personaggi, perché i personaggi sono troppi e troppo abbozzati. Figure di carta più che uomini autentici con problemi e gioie e dolori autentici. Così, anche momenti potenzialmente interessanti – il personaggio patetico del playboy interpretato dal grande Teo Teocoli, il bizzarro uomo del flipper, la sfida all'ultimo colpo a biliardo – rimangono solo flash curiosi che suscitano al massimo il desiderio di andare a vedere sulla carta come potevano essere trattati o come potevano finire. Troppi personaggi, troppe situazioni, troppi registri che si fondono male: il risultato è una commedia malinconica e nostalgica che non fa immalinconire, non fa ridere, e non fa scattare nemmeno troppa nostalgia. Come raccontava Vasco Rossi in Questa storia qua, il documentario sul cantante che proprio da un luogo come il Bar Sport si è fatto le ossa, la nostalgia ha a che fare con i luoghi del cuore più che con posti veri e propri. E se c'è una cosa che manca a Bar Sport, è proprio il cuore.

Simone Fortunato





16 novembre, 2011

Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento


Trama:
Sotto il pavimento di una grande casa situata in un magico e rigoglioso giardino alla periferia di Tokyo, vive Arrietty, una minuscola ragazza di 14 anni, con i suoi altrettanto minuscoli genitori. La casa è abitata da due vecchiette, che naturalmente ignorano la presenza di questa famiglia in miniatura. Tutto ciò che Arrietty e la sua famiglia possiedono, lo "prendono in prestito": strumenti essenziali come la cucina a gas, l'acqua e il cibo; e ancora tavoli, sedie, utensili, o prelibatezze come le zollette di zucchero. Tutto viene preso in piccolissime quantità, così che le padrone di casa non se ne accorgano. Un giorno Sho, un ragazzo di 12 anni che deve sottoporsi a urgenti cure mediche in città, si trasferisce nella casa delle vecchiette. I genitori di Arrietty le hanno sempre raccomandato di non farsi vedere dagli umani: una volta visti, i piccoli abitanti devono lasciare il luogo in cui sono stati scoperti. L'avventurosa ragazzina, però, non li ascolta, e Sho si accorge della sua presenza. I due ragazzi iniziano a confidarsi l'uno con l'altra e, in breve tempo, nasce un'amicizia...

Scheda:
Titolo originale: Kari-gurashi no Arietti
Nazione: Giappone
Anno: 2010
Genere: Animazione
Durata: 90'
Regia: Hiromasa Yonebayashi
Sito ufficiale: www.karigurashi.jp
Sito italiano: www.luckyred.it/arrietty
Cast (voci): Ryunosuke Kamiki, Mirai Shida, Shinobu Ôtake, Kirin Kiki, Tomokazu Miura, Keiko Takeshita
Produzione: Studio Ghibli, Buena Vista Home Entertainment, Dentsu
Distribuzione: Luky Red

Orari:
Sabato 19 nov
 no
Domenica20 nov
 17,30 - 21,15
Lunedì21 nov
 21,15



Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it]

Splendida fiaba animata diretta da un discepolo del grande Miyazaki e prodotta dallo stesso Maestro. La mano del regista de La città incantata e Porco rosso c'è e si vede. Nella cura dei dettagli, nell'uso del colore e soprattutto nella delicatezza con cui si affrontano tematiche serie come la malattia, la diversità e il male in un contesto pensato e fatto su misura per ragazzi. La storia di Arrietty infatti ha molti punti in comune con uno dei tanti capolavori del maestro giapponese, Il mio vicino Totoro. Anche in Arrietty si registra in una cornice fiabesca e in uno scenario che toglie il fiato la storia di un'amicizia che costruisce e che aiuta nei momenti di difficoltà. Là si raccontava dell'incontro casuale di due bambine preoccupate della malattia della madre costretta in ospedale a curarsi con quell'incredibile, goffo, buffissimo personaggio che è Totoro che tanto ha influito sui personaggi della Pixar (uno per tutti: il grande Sulley in Monster's & Co). Nel film diretto da Yonebayashi il racconto segue lo stesso schema. Una casa immersa in una natura splendida e una ragazzina vivace e piena di spirito di avventura, Arrietty e il suo incontro casuale col bambino gigante che abita sopra la sua testa. Perché Arrietty, piccola, anzi minuscola, è una delle ultime appartenenti alla specie dei Rubacchiotti, piccole creature alte un pollice e che vivono di (innocui) espedienti. E proprio durante una delle missioni in cerca di cibo, seguendo il padre, Arrietty si imbatte in questo ragazzo gigantesco, solo e malato di cuore. Sarà il principio di una bella storia d'amicizia e di fedeltà imperniata su parole come aiuto per l'altro, gratuità e condivisione. Ma forse è un'altra la parola che domina questo piccolo gioiello come i tanti capolavori di Miyazaki, ed è la parola stupore. Lo stupore e la meraviglia di fronte alla bellezza di tavole animate che sembrano quadri ma anche lo stupore di fronte alla semplicità e all'amore con cui questo grande regista guarda ai suoi personaggi.

Simone Fortunato




08 novembre, 2011

La peggior settimana della mia vita


Trama:
Una serie di malintesi e di eventi sfortunati si susseguono nei sette giorni che precedono il matrimonio tra Fabio e Margherita. A causa di un amico sconsiderato e di un padre sopra le righe, Fabio vivrà la peggiore settimana della sua vita...

Scheda:
Titolo originale: La peggior settimana della mia vita
Nazione: Italia
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 92'
Regia: Alessandro Genovesi
Sito ufficiale:  
Cast: Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Monica Guerritore, Antonio Catania, Alessandro Siani, Chiara Francini, Rosalba Pippa, Andrea Mingardi, Alessandro Genovesi
Produzione:  
Distribuzione: Warner Bros.

Orari:
Sabato  12 nov
 21,15
Domenica13 nov
 17,30 - 21,15
Lunedì14 nov
 21,15
Recensione: 
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it]

Cosa deve fare un film brillante se non decisamente comico? Far ridere. Non basta? Allora diciamo che è meglio se riesce a farlo intrattenendo con ritmo il pubblico, senza farlo distrarre un secondo; e se poi lo fa con una certa intelligenza e senza troppe volgarità – come a volte sembra impossibile – allora l’obiettivo è raggiunto. Solo pochissime, ma qui siamo dalle parti del capolavoro “di genere”, colgono tale obiettivo volendo anche comunicare qualcosa di importante. Magari non è quest’ultimo il caso del film La peggior settimana della mia vita. Che punta invece ai tre obiettivi di cui sopra: far ridere, intrattenere il pubblico, con intelligenza. E ce la fa alla grande.
Il debutto alla regia dello sceneggiatore Alessandro Genovesi (già autore dello script di Happy family, da lui portato anche a teatro) è tratto da una serie tv inglese della BBC. E di inglese c’è qualcosa: un ritmo svelto, tempi comici perfetti, tanti attori in palla e sintonizzati tra loro, e alcuni di questi campioni di un umorismo che è un mix tra tradizione italica ed echi “british”. A cominciare da Fabio De Luigi, che da sempre viene considerato il più “inglese” dei nostri comici, e che qui trova la sua interpretazione migliore (dopo quella, già notevole, di Happy Family e il brutto passo falso di Maschi contro femmine). Nella misura di 90 stringatissimi minuti (fin pochi: nel finale si corre un po’ troppo), il film ripercorre – dopo un bell’incipit sui titoli di testa, che ci fa vedere alcuni tra gli scorci più belli del centro di Milano – la settimana che precede il matrimonio tra Paolo e Margherita, che dopo un anno di convivenza si sono decisi al grande passo. Lui è un pubblicitario arruffone e bonario, lei una dolce rampolla di una ricca famiglia borghese con grande casa sul lago di Como. Famiglia, non senza tic malcelati dietro ricchezza ed eleganza – che detesta il futuro sposo: i suoceri lo considerano una nullità, la sorella minore di Margherita lo guarda con disprezzo, la nonna pure, e perfino l’adorato cane Ettore non sembra amarlo. Sarà proprio il cane, insieme a un terrificante goulash, tra le cause scatenanti di una serie di infortuni e gaffe da brivido, che metteranno a repentaglio le nozze. E ci si mettono anche il testimone dello sposo, napoletano e sopra le righe, un’altra donna innamorata pazza di Paolo, e ovviamente Paolo stesso: imbranato, indeciso, pauroso, che più vuol piacere ai suoceri e più fa, sempre, la cosa sbagliata in ogni momento; perfino, anzi soprattutto, quando crede di avere in pugno la situazione. Riusciranno i due colombi a farsi unire in matrimonio dal prete (un po’ troppo nervoso anche lui)?
Un primo, evidente riferimento del film di Genovesi è la trilogia di Ti presento i miei, anche se per fortuna si riescono a evitare le scivolate nel trash dei film con Ben Stiller e Robert De Niro. In realtà, se il modello non pare troppo alto, si pensa più volte anche a una commedia inglese (non a caso) come Quattro matrimoni e un funerale con Hugh Grant (imbranato quanto De Luigi), il punto iniziale ma anche il più alto (dopo ci sono state solo rimasticature meno riuscite) di un filone britannico nato sotto l’egida della mitica casa di produzione Working Title. Qui da noi, dietro al film, c’è invece la Colorado Film che ha prodotto tutti i film di Gabriele Salvatores (e realizza il programma tv Colorado Cafè), che ha allestito un cast sontuoso: accanto a De Luigi, la brava Cristiana Capotondi, l’esilarante Alessandro Siani (che dopo il successo di Benvenuti al Sud accetta, con intelligenza, il ruolo di spalla di lusso) e poi uno stuolo di grandi come lo strepitoso suocero Antonio Catania, la suocera Monica Guerritore, la toscanaccia Chiara Francini, la nonna Gisella Sofio… E, in un finale con un pizzico di romanticismo forse eccessivo, anche una coppia di cantanti che tengono testa anche come recitazione a questi attori come Andrea Mingardi e Arisa.
È chiaro: non ci sono troppi piani di lettura, non si vogliono neanche sfiorare accenti seri sul matrimonio e sulla famiglia (comunque non irrisa): al massimo c’è un pizzico di satira sociale su un gruppo di ricchi sull’orlo di una crisi di nervi; e su un’aspirante sposa che il (fallace) mito della perfezione di un uomo che perfetto non lo sarà mai. Ma chi non ha preclusioni contro una sana boccata d’ossigeno, e anzi cerca una comicità che non faccia vergognare di ridere di gusto, ha trovato il suo film.

Antonio Autieri