Due protagonisti oggi ad Acilia, quartiere periferico di Roma. Guido, carattere riservato con una passione per la cultura latina classica, che avrebbe potuto aprirgli una bella carriera accademica, ha invece rinunciato per fare il portiere di notte in un grande albergo. Antonia è irrequieta, fin troppo vivace, appassionata di canzoni. Quando Guido torna a casa, lei esce e va al lavoro in un autonoleggio all'aeroporto. La sera canta in piccoli locali brani da lei stessa composti in lingua inglese. In queste occasioni il pubblico è volgare, distratto, rumoroso. Guido chiede rispetto ma va afinire male tra pugni e botte. Niente di grave, perché Guido e Antonia si amano.Quando il pensiero di avare un figlio si fa in loro più pressante, comincia qualche preoccupazione. Fanno ricorso ai medici: un ginecologo cattolico viene respinto con sufficienza da Antonia; in un ospedale pubblico la dottoressa è 'simpatica' ma i risultati non cambiano. Il dolore per una gravidanza che non arriva non attenua il loro affetto, anzi forse li induce a rafforzare il legame.
Scheda:
Titolo originale: Tutti i santi giorni
Nazione: Italia
Anno: 2012
Genere: Commedia
Durata: 102'
Regia: Paolo Virzì
Sito ufficiale: http://tuttiisantigiorni.libero.it
Cast: Micol Azzurro, Thony, Luca Marinelli, Katie McGovern, Fabio Gismondi, Robin Mugnaini, Donatella Barzini
Produzione: Motorino Amaranto
Distribuzione: 01 Distribution
Orari:
SABATO 3 NOVEMBRE: ore 21,15
DOMENICA 4 NOVEMBRE: ore 17,30 – 21,15
LUNEDI’ 5 NOVEMBRE: ore 21,15
Recensione:
[tratta da http://www.sentieridelcinema.it/recensione.asp?ID=1891]
Guido e Antonia sono diversi e innamoratissimi: lui colto, timido, gentile; lei ignorante, permalosa, irascibile. Convivono da un po’ e, pur nella loro precarietà (lui lavora come portiere di notte in un albergo, lei in un’agenzia di noleggio auto, si incrociano solo di mattina presto, la casa è piccolissima) vorrebbero “fare” un figlio. Perché si amano, alla follia. Ma il figlio non arriva. E invece arrivano problemi, tensioni, equivoci, che mettono a rischio il loro amore.
Non è scontato e immediato entrare in sintonia, a causa di situazioni fin troppo sopra le righe che a tratti potrebbero infastidire, con il nuovo film di Paolo Virzì, liberamente ispirato al romanzo La generazione di Simone Lenzi, che ha collaborato alla sceneggiatura con lo stesso Virzì e con il suo fidato storico cosceneggiatore Francesco Bruni (che ha esordito nella regia con Scialla!). Il
regista livornese sembra tornare sui passi consueti: da vent’anni ormai propone le sue storie di personaggi fuori posto e vitalissimi, scostumati e sopra le righe ma sempre con un grande cuore: a volte con esiti più felici (Ferie d’agosto e La prima cosa bella, ma il suo miglior film rimane Ovosodo, 1997), a volte con buone idee che si fermano a metà strada (Baci e abbracci, My name is Tanino, Tutta la vita davanti). Ma l’autore livornese disegna sempre personaggi, soprattutto giovani, che fanno simpatia, grazie anche alla grande capacità di valorizzare gli attori. Qui trova nel giovane Luca Marinelli (apprezzato in La solitudine dei numeri primi) e nell’esordiente Thony (una cantante siciliana scovata su Internet, che porta in dote al film anche il suo talento musicale) una coppia fresca e convincente, che rende credibile una divertente, incasinata e tenera storia d’amore dei nostri giorni.
Per questo gli si perdona volentieri qualche personaggio meno definito (i rozzi vicini di casa e i loro amici), qualche situazione un po’ scontata, qualche volgarità di linguaggio e di gag (come le solite situazioni nella clinica per uomini che temono di essere sterili). E non solo per i tanti ritratti gustosi (le famiglie, così diverse, di lei e di lui) e le non poche battute riuscite. Ma soprattutto quando, dopo una sbandata di Antonia che ritrova un suo vecchio compagno di musica e di vita (un cantante punk velleitario e dall’esistenza a dir poco disordinata) si capisce dove va a parare la storia di Guido e Antonia. Non in un vicolo cieco: anzi, in una promessa che – in un finale molto bello – invera la prima intuizione di un classico colpo di fulmine (che bello quel flashback che mostra il loro primo incontro), e tiene dentro errori e limiti. E non è poco sentire, in tempi di presunta autonomia individuale, una ragazza che dice «stammi vicino sempre, perché non ce la faccio».
Antonio Autieri

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